Italiano · English

La Chiesa cattolica «senza quorum»?

intervista al sociologo Franco Ferrarotti

Accanto alla sfiducia generale nelle istituzioni, il Rapporto Eurispes 2008 ha registrato un notevole calo della fiducia nella Chiesa cattolica, che precipita al 49,7% perdendo undici punti percentuali rispetto all’anno precedente. Ne abbiamo parlato con il sociologo Franco Ferrarotti.

Franco Ferrarotti, uno tra i più noti sociologi italiani conosciuti all’estero, ha vinto il primo concorso a cattedra di Sociologia bandito in Italia nel 1960, ha insegnato presso molte università straniere ed è attualmente professore emerito dell’università La Sapienza di Roma. Nel 1951 ha fondato i Quaderni di sociologia con Nicola Abbagnano e dal 1967 dirige la rivista La critica sociologica. Ha collaborato con le maggiori riviste scientifiche statunitensi oltre che europee. Da sempre si occupa dei problemi del mondo del lavoro e della società industriale e post-industriale, dei temi del potere e della sua gestione, dei giovani, della marginalità urbana e sociale, delle credenze religiose e delle migrazioni. I suoi libri sono tradotti in francese, inglese, spagnolo, russo e giapponese.

Professor Ferrarotti, dal Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes emerge un paese pessimista e sfiduciato. È proprio così?

I dati dell’Eurispes sono impressionanti, anche se va detto subito che si tratta di dati di dominio pubblico e che comunque io personalmente li ritengo suscettibili di una qualche revisione e critica. La forma quantificata, e soprattutto lo strumento statistico, della statistica sociale ha in effetti grandi meriti, però anche limiti. Comunque, quello che emerge è che anche se noi stiamo vivendo in un regime di democrazia formalmente ineccepibile, la nostra è una democrazia acefala. Anzi il problema oggi in Italia non è forse quello dell’avere o non avere una rappresentanza politica, il problema è la rappresentatività della rappresentanza. E quando la rappresentanza non è sostanzialmente rappresentativa scade a rappresentazione e quindi prevale il momento teatrale, il momento diciamo così della performance. Ciò che perciò emerge non è un fatto nuovo. E io sono felice, per modo di dire, delle conferme anche quantitative circa la fiducia verso le varie istanze di rappresentanza e che si salvi per il momento, mi par di capire dai dati del Rapporto, semplicemente il presidente della Repubblica.

Sembra che solo il 49,7% degli italiani abbia fiducia nella Chiesa cattolica, con una flessione notevole della fiducia rispetto all’anno precedente, quando era del 60,7%. Come si può spiegare questo dato apparentemente sorprendente e che per alcuni è molto preoccupante?

Facendo un’incursione nel linguaggio più teologico che sociologico, parlerei di «trappola diabolica» per la Chiesa cattolica. Vi è una specie di zona libera o di terra di nessuno che si sarebbe resa disponibile dalla inadeguatezza e dalla scarsa rappresentatività della classe politica. La Chiesa può addirittura percepire come un dovere invadere questa zona. Allora però accade quella che è una sorta di terribile nemesi: quanto più la Chiesa torna ad essere costantiniana, torreggiante, sovrastante, diciamo politica, e il papa, lo voglia o no, torna ad essere percepito come un papa-re, tanto più evidentemente viene coinvolta nel processo di erosione della rappresentatività sostanziale. La Chiesa guadagna in peso politico ma perde in altrettanta misura in peso spirituale effettivo, psicologico, eccetera. Abbiamo quindi questa straordinaria proporzione inversa: quanto più la Chiesa è presente, anche nella legislazione a proposito della famiglia, delle varie tecniche di cui si occupa la bioetica, e addirittura dà delle indicazioni strettamente politiche, tanto più perde in eguale misura in quella che invece fino a Paolo VI e certamente con Giovanni Paolo II era la sua caratteristica fondamentale, cioè un potere ierocratico che plana al di sopra delle miserie del mondo realizzando quello che io ho chiamato il «paradosso del sacro». E cioè che non solo non c’è l’eclissi del sacro, ma quanto più una società diventa opulenta, meccanicamente progredita, tanto più questa società da economia di mercato diventa addirittura società di mercato, in cui tutti i rapporti umani diventano utilitari invece di avere un valore in sé e per sé, tanto più il sacro, e quindi la Chiesa che lo rappresenta e lo gestisce diventa essenziale, perché il sacro è quel momento di comunità, è quel momento di rapporto interumano che sfugge alle leggi del mercato.

Il Rapporto Eurispes 2008 evidenzia invece che sono sempre più numerosi in internet i siti di parrocchie, associazioni, movimenti ecclesiali, istituti religiosi cattolici e cresce la qualità della loro presenza. Come mai?

Questa domanda mi rimanda a molti anni fa, quando io polemizzavo – molto garbatamente, come sempre – con il collega e amico Sabino Acquaviva. Lui parlava di eclisse del sacro nelle società industriali. Al contrario, quanto più una società si tecnicizza e si industrializza tanto più cresce il bisogno del sacro. Però qui bisogna stare attenti dato che spesso è un sacro fai da te, è un bricolage del sacro. In Italia debbo dire che in una prima fase il nuovo pontificato di papa Ratzinger si è posto diciamo quasi in antitesi col grande papato di Giovanni Paolo II, il papa viaggiatore. Questo papa sedentario in un primo momento addirittura ha esaltato, proprio per il suo essere sedentario, le radici locali, ha esaltato il cattolicesimo non più del dissenso ma lo chiamerei di base. Il rischio che io vedo – ma questa è un’opinione strettamente personale poiché non abbiamo concluso quelli che io chiamo appunto i colpi di sonda qualitativi per poter tarare i risultati statistici e le percentuali – è che si rischi di tradurre questo grande impeto della base sociale cattolica di questo paese in formula politica. E questo sarebbe di una gravità eccezionale. Però credo di poter dire che questa apparente contraddizione fra caduta della fiducia nel papato come istituzione ierocratica, burocratizzata, gerarchica e invece il proliferare di voci cattoliche della base esprime il desiderio di un papato non supplente dell’inadeguatezza della classe politica, non supplente o non sostituto della rappresentanza politica insufficiente o carente o inesistente, ma al contrario esprime il desiderio di un papato che resti al di fuori e al di là dell’immediatezza politica contingente.

Quindi non deve sorprendere che ad una maggiore richiesta di ruolo della Chiesa non corrisponda una maggiore fiducia nella Chiesa stessa?

La spiegazione sociologica profonda al di là del dato statistico sociografico potrebbe essere proprio questa: vista la caduta della fiducia verso la classe dirigente politica, e non so fino a che punto anche imprenditoriale e sindacale, certamente quando la Chiesa in qualche modo assume o sembra assumere il compito di supplenza di questa classe, ne condivide inevitabilmente le responsabilità. E devo anche dire che da questo punto di vista, tenuto conto proprio degli orientamenti di studi e di posizioni di papa Ratzinger già quando da cardinale era segretario della Congregazione per la dottrina della fede, proprio in un libro intitolato Una fede senza dogmi avevo prospettato la possibilità di una chiusura conservatrice rispetto a Giovanni XXIII ma anche rispetto a Paolo VI. Questi resta uno dei grandi papi, anche se accusato a torto secondo me di amletismo, nutrito com’era di cultura francese da Maritain al personalista Mournier, e perché in realtà era aperto ai problemi dell’uomo di oggi. Non a caso Paolo VI è stato il grande elaboratore di quella teoria teologica che si può definire dell’«uomo in situazione» rispetto all’«uomo in astratto». Siamo comunque di fronte a papi che hanno avuto – Paolo VI in modo particolare – davanti a sé, direi come una sorta di bussola spirituale, la netta separazione dal momento politico immediato, quello che in termini sociologici un poco weberiani si potrebbe chiamare l’etica della responsabilità e del compromesso giorno per giorno, della decisione presa prima di avere in mano tutte le ragioni circa la sua razionalità. Questo è il dramma dell’uomo politico. L’uomo politico in fondo deve decidere prima di essere certo della razionalità della sua decisione perché non ha il tempo, spesso non ha i mezzi né la volontà di raccogliere i dati che potrebbero confortare la sua decisione. Ecco, Paolo VI ha sempre mantenuto ferma questa distinzione tra l’etica della responsabilità operativa del giorno per giorno e l’etica dei grandi principi, la grande funzione non solo della Chiesa cattolica ma delle Chiese in generale e certamente delle tre religioni universali monoteistiche, giudaismo, cristianesimo e islam. Quando tutto questo viene dimenticato a favore di una visibilità di tipo politico, anche di secondo ordine, può determinarsi un corto circuito per cui si potrà magari a breve scadenza di nuovo parlare di una Chiesa neocostantiniana.

Questo indicherebbe che in Italia la Chiesa vorrebbe riaffermare il suo ruolo di religione centrale, «di Stato», per così dire?

Fin dalla visita di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano avevo espresso qualche preoccupazione circa una possibile percezione del papa come papa-re. Questo poteva significare un tentativo del cattolicesimo di ritornare ad essere religione di Stato e in questo modo mettere le altre religioni in una posizione di inferiorità. E questa via, bisogna anche pur dirlo per la sua gravità, ha impedito fino ad oggi un reale dialogo interreligioso e interculturale in Italia. Anche a proposito, per esempio, del recente cosiddetto scandalo, ma che scandalo non è affatto, dell’Università «La Sapienza» in cui praticamente è stata resa impossibile la partecipazione del papa con un suo discorso, questa sarebbe stata indubbiamente anomala visto che l’occasione era l’apertura dell’anno accademico, quindi un fatto eminentemente interno. Io non ho firmato il manifesto dei 67 docenti, ma naturalmente non sono per niente d’accordo neppure con l’allora sindaco di Roma Veltroni o il ministro dell’Università Mussi che si sono profondamente rammaricati per l’accaduto. Magari la situazione sarebbe stata accettabile se insieme con il papa in questo caso ci fossero stati anche il rabbino capo di Roma e l’imam di Roma. Allora, pur nell’incongruità della situazione, si sarebbe potuto capire che il momento religioso viene riconosciuto dalla cultura, nella sua istituzione eminente di Roma, come un momento importante in questa fase storica particolare del nostro paese. Ma tutto questo manca e sono perciò molto felice che l’Eurispes abbia fatto emergere questo dato: la Chiesa Cattolica quanto più trionfa come struttura di potere tanto meno vale e viene percepita per quanto riguarda il suo messaggio religioso.

Ma questa situazione che emerge dal Rapporto 2008 dell’Eurispes è peculiare dell’Italia o riguarda anche altri paesi?

In altri paesi questo problema non c’è. Ad esempio in Francia, perché il cattolicesimo francese, che ho conosciuto abbastanza a fondo durante i miei anni parigini, è un cattolicesimo militante perché minoritario. Lo stesso dogma dell’infallibilità papale in Francia ha dato luogo a tremende battaglie culturali, mentre in Italia è stato recepito per così dire anche subito o comunque è stato accettato senza colpo ferire. Negli Stati Uniti addirittura le prese di posizione a proposito della contraccezione, come ho potuto verificare personalmente, hanno creato un vero e serio problema per i cattolici americani che, in questo senso molto simili ai protestanti, non concepiscono la dualità. In Italia invece, per esemplificare, al tempo di Pio XII uno votava comunista però voleva sposarsi in chiesa o voleva che i figli fossero battezzati in chiesa. Il problema per l’Italia quindi è un problema molto particolare. In Italia a mio giudizio, data l’inadeguatezza o la carenza della classe politica, è scattata per la Chiesa la tentazione di sostituirsi al momento politico, ma questo per la Chiesa significa essere coinvolta a sua volta nella stessa sfiducia che oggi circonda i politici.

(intervista a cura di Antonio Delrio)

← Dialogo. Pacifisti israeliani e palestinesi da Bertinotti | Ebrei e cattolici. Dialogo o conversione? →

Website Design · HyperTextHero