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Il Sinodo di Torre Pellice

Proponiamo alcuni documenti su ecumenismo, omofobia, testamento biologico, pena di morte e ora di religione (Irc) approvati dal Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si è svolto a Torre Pellice (Torino) dal 26 al 31 agosto 2007.

Ufficio stampa del Sinodo a cura dell’agenzia Nev – Notizie evangeliche

I file audio delle conferenze stampa tenutesi in occasione del Sinodo sono disponibili sul sito internet di radio Beckwith (www.rbe.it).

Comunicato stampa

Il sinodo discute di ecumenismo, al centro del dibattito i rapporti con la chiesa cattolica dopo la nota vaticana. Il teologo valdese Paolo Ricca: «Il nostro essere chiesa dipende solo dal giudizio di dio».

Torre Pellice (To), 28 agosto 2007 – Dissentire senza disertare. Si potrebbe riassumere così la discussione sull’ecumenismo in corso al Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si sta svolgendo a Torre Pellice (To). Tema principale dell’assemblea di quest’anno, il dibattito ad ampio raggio ha tuttavia dato particolare enfasi al documento vaticano della Congregazione per la dottrina della fede dello scorso luglio, nel quale si sosteneva che la chiesa di cristo sussiste unicamente nella chiesa cattolica.

«Credo che le dichiarazioni vaticane sulla natura della chiesa vadano prese sul serio – ha dichiarato il teologo Paolo Ricca nel corso di una conferenza stampa – e che ad esse si debba replicare per ribadire che il nostro essere chiesa dipende esclusivamente dal giudizio di Dio. Questa parola di dissenso va pronunciata», ma non deve essere accompagnata da una «diserzione» dall’impegno ecumenico. «mi auguro – ha anzi affermato Ricca – che il nostro impegno ecumenico venga riaffermato “senza se e senza ma”, per continuare il percorso iniziato con quella straordinaria realtà del cattolicesimo ecumenico nato in parrocchie, gruppi e monasteri», egualmente preso in contropiede dal documento vaticano.

Parlando più in generale del rapporto tra chiese protestanti e chiesa cattolica, Ricca ha sottolineato che «sono molte di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono, non solo da un punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo. Ci unisce la fede nel Dio trinitario, in Cristo vero Dio e vero uomo; i cristiani tutti condividono lo stesso credo». Per Ricca, però, è proprio questa realtà che il documento della Congregazione per la dottrina della fede dimentica con troppa facilità: «Il documento vaticano trova mancanti noi protestanti riguardo alla successione apostolica e per questo nega che le nostre comunità possano essere chiamate chiese. Ma può un elemento che neppure compare nel credo cristiano, com’è il caso della successione apostolica, annullare la comunione di fede nel Dio trinitario? È proprio qui il vero scandalo della nota vaticana».

Durante la discussione sinodale è stata ricordata l’ormai imminente Terza assemblea ecumenica di Sibiu (Romania), promossa congiuntamente dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE), che si terrà dal 4 al 9 settembre prossimo (www.eea3.org). È stato espresso l’auspicio che a Sibiu possa prendere la parola «il popolo di Dio» e che l’Assemblea possa essere utilizzata come una risorsa per l’ecumenismo in Italia.

Un appello a mantenere fermo l’impegno ecumenico dei protestanti italiani è giunto anche dal pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), nel suo saluto al Sinodo ha affermato: «L’ecumenismo per noi non è un gioco, ma una tradizione», invitando il Sinodo a sostenere il cammino dell’Assemblea di Sibiu.

Comunicato stampa

«Dal Vaticano soffia uno spirito da Controriforma». Le gerarchie vaticane un «ostacolo all’unità dei cristiani».
Il Sinodo Valdese e metodista riafferma il suo essere chiesa a tutti gli effetti e il suo instancabile impegno a favore del movimento ecumenico.

Torre Pellice (To), 31 agosto 2007 – Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, preoccupato per gli ultimi documenti vaticani, in particolare quelli riferiti alla reintroduzione della messa in latino di Pio V, anti-protestante nei suoi contenuti teologici, e alla riaffermazione della chiesa cattolica come unica ed autentica chiesa di Cristo, ha voluto invitare i propri membri di chiesa a non disertare il movimento ecumenico.

Nonostante nei due recenti documenti vaticani soffi «uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II», l’impegno ecumenico va, secondo il Sinodo, rinnovato e intensificato.

Nell’ordine del giorno approvato ieri sera, i valdesi e i metodisti italiani ribadiscono il loro essere chiesa: «Ringraziamo Dio per aver messo nel nostro cuore la certezza di essere parte della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, nella quale Cristo per pura misericordia ci accoglie, giustifica e santifica, e per averci resi consapevoli che questa appartenenza dipende solo dalla Parola di Dio». Lo stesso testo afferma di riconoscere nel papa «un fratello in Cristo», ma non «un maestro di fede, tanto più dovendo constatare che il papato e la Curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo all’unità dei cristiani».

La fermezza di queste posizioni non impedisce però al Sinodo di rivolgersi ai tanti cattolici ecumenici per dir loro che il cammino compiuto insieme continuerà: «Ringraziamo Dio per aver suscitato da più di un secolo il movimento ecumenico, che è stato e resta per noi una grande scuola di fraternità e umiltà, e per aver suscitato anche per le nostre chiese in Italia rapporti amichevoli e fraterni con tanti cattolici che costituiscono ormai una realtà, certo ancora minoritaria ma tanto più preziosa».

Documento sull’ecumenismo del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste riunito a Torre Pellice (TO)

Noi membri componenti il Sinodo della Chiesa Evangelica Valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi in Italia,

  • considerando la situazione ecumenica creatasi a seguito del recente motu proprio intitolato Summorum Pontificum di Benedetto XVI che ha ridato spazio alla messa in latino secondo il messale romano di Pio V (1570), caratterizzato dalla negazione di tutto ciò che la Riforma aveva affermato sul piano del rinnovamento del culto pubblico cristiano, e del documento intitolato Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della chiesa, datata 29 giugno 2007 dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel quale, tra le altre cose, si afferma che l’unica Chiesa di Cristo «sussiste esclusivamente nella sola Chiesa Cattolica» romana e che le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo «non possono, secondo la dottrina cattolica, essere chiamate chiese “in senso proprio”»,
  • constatando che in questi due documenti vaticani soffia uno spirito che è più quello della Controriforma che quello che animò il Concilio Vaticano II nelle sue spinte e decisioni riformatrici,
  • ringraziamo Dio per avere chiamato le nostre chiese a esistere e a sussistere per servirlo e testimoniarlo, per aver messo nel nostro cuore la certezza di esser parte della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, nella quale Cristo per pura misericordia ci accoglie, giustifica e santifica, e per averci resi consapevoli che questa appartenenza dipende solo dalla Parola di Dio, cioè dalla promessa di Cristo che dice: «dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, quivi sono io in mezzo a loro» (Mat. 18,20);
  • ringraziamo Dio per aver suscitato da più di un secolo il movimento ecumenico, che è stato e resta per noi una grande scuola di umiltà e fraternità vissuta, e per aver suscitato anche per le nostre chiese in Italia rapporti amichevoli e fraterni con tanti cattolici – singole persone, gruppi, movimenti, comunità, parrocchie – che costituiscono ormai una realtà, certo ancora minoritaria, ma tanto più preziosa, vissuta insieme nella condivisione degli aspetti fondamentali della fede cristiana, nell’ascolto comune della Parola di Dio e nella tensione verso una reciproca accoglienza alla Mensa del Signore;
  • ringraziamo Dio per averci liberato da otto secoli come valdesi e da cinque come protestanti dalla sudditanza al Pontefice romano, che noi riconosciamo come fratello in Cristo, ma non come maestro di fede, tanto più dovendo constatare ancora una volta che il Papato e la Curia romana sono oggi, come già nel XVI secolo, un ostacolo all’unità cristiana;
  • invitiamo le Chiese valdesi e metodiste a non disertare oggi il movimento ecumenico e a non ridurre il loro impegno ecumenico ma anzi ad intensificarlo e rinnovarlo dovunque sia possibile, manifestando nel contempo con serenità e fermezza questa nostra presa di posizione.

(Atto approvato a stragrande maggioranza nella serata di giovedì 30 agosto 2007)

Comunicato stampa

Le chiese invitate a «sensibilizzare l’opinione contro il pericolo strisciante dell’omofobia».

Torre Pellice (TO), 31 agosto 2007 – Il Sinodo valdese e metodista «invita le chiese ad appoggiare organizzazioni, gruppi e iniziative tese a sensibilizzare l’opinione contro il pericolo strisciante dell’omofobia», con un ordine del giorno approvato oggi, in cui «esprime la propria solidarietà alle persone omosessuali oggetto di discriminazioni e persecuzioni, la propria preoccupazione per il repentino aumento degli episodi di omofobia sociale e fisica in Italia, la propria condanna ferma ed assoluta verso le persecuzioni e le condanne capitali emesse in molti paesi nei confronti di persone omosessuali».
La presa di posizione parte dalla considerazione sulla «condizione di discriminazione sociale e legislativa in cui versano molte persone omosessuali nel nostro paese che, limitando oggettivamente il loro diritto ad avere una affettività serena e responsabile, le rende oggetto di violenza fisica e psicologica» e sulla «situazione, lesiva per i fondamentali diritti umani, a cui sono sottoposti milioni di omosessuali nel resto del mondo là dove le persone omosessuali sono esposte a persecuzioni nell’indifferenza quasi assoluta dei governi occidentali».

Comunicato stampa

Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste a favore di una legge sul «testamento biologico» in Italia.

Torre Pellice (TO), 29 agosto 2007 – È come cittadini e come credenti che valdesi e metodisti riuniti in Sinodo hanno approvato oggi all’unanimità un ordine del giorno a favore di una legge sulle direttive anticipate di fine vita, meglio conosciute come «testamento biologico». I 180 delegati, pastori e laici in egual misura, ritengono che sia «principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte del malato compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità nell’esprimere validamente il suo pensiero».

«Poiché la cura del malato, in ogni suo aspetto, deve sempre presupporre il suo consenso – fatta eccezione per le situazioni di necessità e di urgenza – nessuno, neppure i parenti, è abilitato a esprimere la volontà del paziente in vece sua», si legge nel testo approvato.

Si tratterebbe di fatto, come ricorda il Sinodo, di un semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell’art. 9 laddove si afferma che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione».

Comunicato stampa

«Non uccidere Abele, ma non uccidere nemmeno Caino». Per la prima volta il Sinodo prende ufficialmente posizione contro la pena di morte.

Torre Pellice (TO), 30 agosto 2007 – Un deciso “no” alla pena di morte è arrivato dal Sinodo riunito a Torre Pellice. Con il documento varato nella mattinata di oggi i delegati dell’Unione delle chiese valdesi e metodiste invitano le proprie chiese ad «impegnarsi a favore di ogni iniziativa che vada nella direzione di una moratoria o abolizione internazionale della pena di morte».

«COME POTREBBE LA COMUNITÀ CRISTIANA, DISCEPOLA DI UN CONDANNATO A MORTE, CIOÈ GESÙ, SOSTENERE LA PENA CAPITALE? IL SENTIMENTO COMUNE DELLE NOSTRE COMUNITÀ È DA TEMPO QUELLO DELLA INAMMISSIBILITÀ DELLA PENA DI MORTE, MA MAI PRIMA D’ORA IL SINODO, QUALE MASSIMA AUTORITÀ DECISIONALE DELLE NOSTRE CHIESE, AVEVA PRESO UNA POSIZIONE UFFICIALE IN MERITO», HA SPIEGATO IL PASTORE EUGENIO BERNARDINI, VICE MODERATORE DELLA TAVOLA VALDESE, NEL CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA, SOTTOLINEANDO IL FATTO CHE QUESTO PRONUNCIAMENTO VOLUTAMENTE GIUNGE IN UN MOMENTO IN CUI IL NOSTRO GOVERNO HA AVANZATO LA RICHIESTA PRESSO LE NAZIONI UNITE DI UNA MORATORIA PLANETARIA DELLA PENA CAPITALE.

DUNQUE, «“NON UCCIDERE” ABELE, L’INNOCENTE, CHE È TUO FRATELLO ANCHE QUANDO TI SEMBRA O TU LO GIUDICHI NEMICO – DELLA LEGGE, DELLA SOCIETÀ, DELL’UMANITÀ». MA, ALLO STESSO MODO «“NON UCCIDERE” NEPPURE CAINO, IL COLPEVOLE, L’ASSASSINO, SUL QUALE DIO, DOPO IL DELITTO, “MISE UN SEGNO, AFFINCHÉ NESSUNO, TROVANDOLO, LO UCCIDESSE” (GENESI 4,15). NESSUNA AUTORITÀ È PIÙ GRANDE DI QUELLA DI DIO, CHE NON VUOLE LA MORTE DI CAINO. PERCIÒ NESSUNA AUTORITÀ HA IL DIRITTO DI CONDANNARLO A MORTE».

«È necessario dare spazio al perdono, che è l’unico che può generare uno spazio anche di trasformazione», ha spiegato la pastora Letizia Tomassone, vice presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

L’IDEA È ORA DI TRASMETTERE IL DOCUMENTO ALLE AUTORITÀ DELLO STATO, HA ASSICURATO MARCO BOUCHARD, MAGISTRATO E DEPUATO AL SINODO DELLA CHIESA VALDESE DI TORINO, TRA I PROMOTORI DI QUESTO ATTO. «LA CONDANNA A MORTE È UN GESTO IRREPARABILE CHE NON LASCIA SPAZIO ALLA POSSIBILITÀ DI REDIMERSI. INVECE LA GIUSTIZIA PUÒ ESSERE SOLO REDENTIVA, LADDOVE IL CONCETTO DI RICONCILIAZIONE CI PORTA INEVITABILMENTE A PENSARE AL FUTURO», HA CONCLUSO BOUCHARD.

ISPIRANDOSI A QUESTI STESSI PRINCIPI È INTERVENUTO AL SINODO ANCHE IL PASTORE BRAD LEWIS, PRESIDENTE DELLA CHIESA RIFORMATA DEGLI STATI UNITI. «PER LA MIA CHIESA – HA SPIEGATO LEWIS – LA PENA CAPITALE È INCOMPATIBILE CON LO SPIRITO DI CRISTO E L’ETICA DELL’AMORE. IL CRISTO CHE HA RIFIUTATO L’APPOGGIO ALLA LAPIDAZIONE DELLA DONNA COLPEVOLE DI ADULTERIO AVREBBE VOLUTO CHE NOI PARLASSIMO AL MONDO DI COMPASSIONE, NON DI VENDETTA; DI REDENZIONE E NON DI UNA PUNIZIONE IRREVERSIBILE». RIFLETTENDO SU COME LA STAMPA EUROPEA, E ITALIANA IN PARTICOLARE, RIPORTA IL DIBATTITO SULLA PENA DI MORTE NEGLI STATI UNITI, LEWIS HA AFFERMATO: «CONTRARIAMENTE A QUANTO PENSANO GLI EUROPEI, LA PENA DI MORTE È UNA QUESTIONE APERTA SULLA QUALE GLI AMERICANI SONO FORTEMENTE DIVISI. LO STESSO SI PUÒ DIRE DELLE CHIESE CRISTIANE DEGLI USA. I MEDIA DANNO PIÙ RILEVANZA A QUELLE CHIESE CHE SOSTENGONO LA PENA DI MORTE ATTRAVERSO UN’INTERPRETAZIONE LETTERALE DI ALCUNI TESTI DELLA BIBBIA, SOPRATTUTTO DELL’ANTICO TESTAMENTO. QUESTO È PERÒ SOLO UNO DEI PUNTI DI VISTA NELL’AMPIO E PLURALE PANORAMA CRISTIANO DEGLI STATI UNITI. IN REALTÀ, LA MAGGIOR PARTE DELLE CHIESE CRISTIANE STORICHE SONO CONTRARIE ALLA PENA DI MORTE».

Comunicato stampa

Credito scolastico e ora di religione: «È discriminazione». Lo dice il Sinodo a proposito della recente ordinanza ministeriale del ministro Fioroni.

Torre Pellice (TO), 30 agosto 2007 – Il Sinodo «denuncia la discriminazione» di cui sono oggetto gli studenti delle scuole superiori che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica (IRC). La denuncia è da imputarsi alla recente ordinanza del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, la quale attribuisce il «credito scolastico» agli studenti che seguono l’ora di religione cattolica anche in sede di scrutini finali e quindi sul voto di diploma di maturità.
Per il Sinodo si tratta di un «sistema premiale» volto a fronteggiare il «drastico calo» nella scelta di avvalersi dell’IRC: una «misura discriminatoria nei confronti degli studenti che scelgono di non avvalersi dell’IRC».
Il Sinodo ha inoltre ribadito «l’urgenza di istituire nella scuola di Stato, e sotto la sua piena responsabilità un insegnamento non confessionale del fatto religioso rivolto a tutti gli studenti».

Accogliendo la richiesta di sospensiva dei punti 13 e 14 dell’articolo 8 dell’ordinanza ministeriale 26 del 15 marzo 2007, presentata da numerose associazioni laiche e confessioni religiose, tra cui la Tavola valdese, il TAR del Lazio aveva stabilito che l’insegnamento della religione rimane «una materia extracurriculare» che non può concorrere a formare credito scolastico. «Sul piano didattico – si legge infatti nella sospensiva del TAR n. 2408/07 – l’insegnamento della religione non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del “credito scolastico” di cui all’art. 11 del D.P.R. n. 323/1998, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l’insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive». Il 29 maggio il ministro Fioroni faceva ricorso al Consiglio di Stato contro la suddetta sospensiva, ricorso che è stato prontamente accolto. Ora si attende il giudizio di terzo livello da parte della Corte di Cassazione.

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