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Il dialogo non si improvvisa

L’intervento pronunciato dalla pastora Bonafede, moderatora della Tavola valdese, nel corso della tavola rotonda «La sfida della convivenza e il dialogo tra le fedi», nell’ambito della quinta Giornata del dialogo cristiano islamico.

Il dialogo non si improvvisa e non è «a buon mercato»: richiede una strategia, una disciplina. Al tempo stesso dobbiamo sapere che richiede un investimento di pensiero, di risorse, di strategie. Bisogna contrastare l’idea che il dialogo sia il sentiero percorso dalle «anime belle» che, inconsapevoli ed ingenue, si pongono all’ascolto dell’altro. Al contrario occorre promuovere l’idea di un dialogo maturo e «forte», costruito nella consapevolezza della propria identità culturale e spirituale.

Nel momento in cui io, cristiana, mi apro al dialogo non perdo il senso profondo della mia fede in Gesù Cristo; così come è evidente che un musulmano non mette tra parentesi l’idea di un’assoluta trascendenza di Dio.

Il dialogo parte dalle diversità. La tendenza è quella di mettere tra parentesi queste diversità, convinti che, se affrontate, determinano uno scontro. Al contrario, io credo che il dialogo sia vero e fecondo quando sa crescere a partire da queste diversità.

Il dialogo ha bisogno di conoscenza. E, sotto questo profilo, noi siamo molto carenti. Ci conosciamo poco. Per un cristiano entrare in una moschea, condividere la rottura del digiuno con i fratelli e le sorelle dell’islam è una eccezionale opportunità di conoscere, di capire. Ascoltare l’imam che salmodia il Corano vale più che leggere degli articoli sull’islam; infinitamente di più che guardare una rissosa trasmissione in cui un «tuttologo» e una ballerina, un sociologo e un conduttore parlano di un mondo e di una spiritualità che non conoscono.

Se oggi siamo qui in una moschea nell’ultimo venerdì di Ramadan, sono certa che in una domenica dell’Avvento sarà possibile accogliere dei fratelli e delle sorelle musulmani in una nostra chiesa per condividere con loro il senso della nostra gioia e della nostra attesa. In questi gesti c’è un valore didattico importante; impariamo gli uni dagli altri, conosciamoci. È il primo passo contro ogni pregiudizio e quindi contro ogni islamofobia, contro ogni antisemitismo, contro ogni razzismo.

Il dialogo cresce nella condivisione. Viviamo in un mondo complesso, carico di tensioni e di problemi. Carico di sfide. Come cristiani sentiamo fortissima la responsabilità sui temi della pace, della giustizia e della salvaguardia del creato.

Su questi temi siamo certi di poter condividere un impegno con tanti musulmani. Non esiste la pace per noi che non sia pace anche per gli altri; come non esiste una giustizia per noi che non sia anche per gli altri. Ed è quanto mai evidente che tutti dobbiamo sentire il nostro comune impegno per il destino del pianeta. Su questo possiamo e dobbiamo condividere un impegno più intenso.

Sono una pastora valdese, appartengo cioè a una delle due minoranze storiche del nostro paese. Gli ebrei e i valdesi: per secoli sono state queste due comunità a interpretare il pluralismo religioso della scena italiana.

Poi, via via, sono arrivati altri: ortodossi, altri evangelici, pentecostali, musulmani, induisti, buddhisti, Testimoni di Geova e così via. Per decenni i valdesi hanno difeso il principio della laicità dello Stato e della libertà religiosa.

Lo hanno fatto per loro stessi, certo, ma anche per altre comunità di fede. Oggi sentiamo di dover condividere questo impegno con le tante comunità religiose che costellano l’Italia di oggi. Questo mi sento di dire e di chiedere oggi: condividiamo un comune impegno per la laicità dello Stato, perché sappiamo che dentro questa laicità cresce la nostra libertà religiosa.

Dialogo nella diversità, dialogo nella conoscenza, dialogo nella condivisione. Siamo consapevoli che al dialogo non ci sono alternative, se non quella dello scontro e della distruzione. Come credenti, al contrario, siamo chiamati alla vita. In questo senso credo davvero di poter concludere affermando che il dialogo è vita, la vita è dialogo.

Interpreto così la preghiera odierna contenuta nel lezionario «Un giorno una parola» che tanti protestanti in tutto il mondo utilizzano per il loro nutrimento spirituale:

Ti ringraziamo Signore
Perché continuamente ci mostri nuove vie
Che conducono alla vita.

Oggi ci indichi quella del dialogo!

Maria Bonafede

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