I diritti umani siano più forti del profitto
Già presidente nazionale della Lila (Lega italiana per la lotta contro l’Aids), Agnoletto è noto anche per le battaglie contro la globalizzazione neoliberista e nel 2004 è stato eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista alle elezioni europee (per le quali è candidato anche oggi, nelle circoscrizioni Nord ovest e Sud). In questo articolo racconta ai lettori di Confronti quelle che egli stesso ha definito «vittorie e sconfitte dei miei primi cinque anni al Parlamento europeo».
A giugno si concluderà il mio primo mandato da parlamentare europeo: è tempo di bilanci. Una delle priorità del gruppo di cui faccio parte, il Gue/Ngl (Gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica), nel quale sono stato eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista/Sinistra europea, è stato l’impegno per affermare la qualità del lavoro, i diritti dei lavoratori, sociali ed individuali. Abbiamo lottato affinché l’Europa adottasse una politica occupazionale basata su sicurezza e stabilità dell’impiego, formazione, tutela della rappresentanza sindacale, pari opportunità. La famigerata «direttiva Bolkestein» sulla liberalizzazione del mercato dei servizi è stata una sconfitta emblematica, a questo proposito: nonostante la nostra dura opposizione è stata approvata, nel 2006, con l’accordo tra i popolari (Ppe), i socialisti (Pse) e i liberali (Alde).
Ma c’è da riportare anche un risultato molto positivo: lo stop alla direttiva sull’orario di lavoro, che avrebbe potuto portare a settimane lavorative di 65 e perfino 78 ore. Grazie alla nostra battaglia in Parlamento e alla mobilitazione dei sindacati, lo scorso dicembre la direttiva è stata bocciata. Da segnalare come inizialmente i socialisti avessero mediato la loro posizione con i popolari, mentre il nostro lavoro è stato proprio quello di convincerli a votare «no».
La lotta per i diritti dei migranti è stata un altro nostro cavallo di battaglia. L’Europa che vogliamo non è una fortezza ma un luogo accogliente, che non vede i migranti solo come mera forza-lavoro e che, soprattutto, fa scelte coerenti nei rapporti commerciali col Sud del mondo. Perciò abbiamo avversato fino all’ultimo la cosiddetta «direttiva della vergogna», che nel giugno 2008 è stata approvata in prima lettura grazie ai voti favorevoli e di astensione provenienti dal Pse.
Quel testo ha sancito, tra l’altro, la detenzione nei Cpt fino a diciotto mesi, la reclusione anche per i minorenni e l’espulsione non solo verso il paese di origine ma anche verso altri stati. Anche in questo caso, per quanto riguarda gli italiani, mentre come Sinistra europea abbiamo votato contro la direttiva, il gruppo socialista si è spaccato e i parlamentari in quota ex Ds, così come gli ex Margherita, si sono astenuti. Ma le migrazioni non sono un fenomeno indipendente dagli accordi economici stipulati dall’Ue. È per questo che ci opponiamo strenuamente agli Epa (Economic partnership agreements), gli accordi di libero scambio che l’Europa vuole imporre a 77 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (Acp) secondo i peggiori dettami dell’Organizzazione mondiale del Commercio.
Gli Epa hanno come obiettivo la creazione di aree di libero scambio fra la Ue e gli Acp, quindi l’eliminazione di tutti i dazi doganali e delle barriere non tariffarie sulle merci importate ed esportate, la liberalizzazione completa dei servizi, la difesa degli investimenti delle imprese estere, l’instaurazione di un regime di tutela della proprietà intellettuale. Un modello economico destinato a rendere sempre più povera l’Africa e ad aumentare il numero di coloro che sono costretti ad emigrare.
Grazie alla mobilitazione della società civile a cui il sottoscritto e il Gue/Ngl hanno partecipato sia come sponde istituzionali che come attivisti, molti paesi Acp hanno per ora ottenuto degli accordi parziali che consentono di mantenere le preferenze tariffarie in vigore, ma la partita è ancora aperta e forte è la pressione delle multinazionali europee.
L’affermazione dei diritti umani sulle ragioni del profitto è stata il fil rouge e l’obiettivo del mio mandato; spero, nel mio piccolo, di avervi contribuito concretamente. Sono riuscito a far approvare a larghissima maggioranza la mia relazione sulla Clausola democratica negli accordi economici tra Ue e paesi terzi, che prevede in ogni accordo commerciale l’inserimento di precisi vincoli sul rispetto dei diritti umani, pena la rimessa in discussione dell’accordo stesso.
Dal 2004 ad oggi ci siamo inoltre spesi per la tutela dell’ambiente: a favore dell’energia rinnovabile, di trasporti pubblici di qualità, di una gestione pubblica dell’acqua, contro la riduzione della biodiversità, e per la messa al bando delle sostanze chimiche pericolose.
E poi la battaglia contro la Tav sulla Torino-Lione, gli interventi contro le guerre e il riarmo, il rapporto con il movimento pacifista e altermondialista, la tutela dei consumatori e della privacy…
Posso dire senza timore di essere smentito che molto è stato fatto: il Parlamento europeo non è il «cimitero degli elefanti» che tanti credono; non per tutti, almeno. Il 70 per cento delle leggi italiane dipende direttamente da normative europee: è per questo che l’appuntamento con le elezioni europee, il 6 e 7 giugno, è fondamentale. Ed è per questo che la sinistra antiliberista deve continuare ad avere una voce in Europa attraverso l’azione del Gue, dove si collocheranno tutti gli eletti della lista che Rifondazione presenta insieme a Comunisti italiani, Socialismo 2000 e Consumatori uniti.
Vittorio Agnoletto
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