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Dall’America all’Italia

Giuseppe Pasta

«Il luogo migliore dove si possono insegnare, condividere e mettere in pratica i principi e le regole morali è la famiglia. Si dà grande importanza alle responsabilità dei genitori, e la Chiesa è considerata come una grande fonte di aiuto per ogni membro della famiglia impegnato a migliorarsi socialmente, emotivamente, intellettualmente e spiritualmente». Pasta è direttore nazionale delle pubbliche relazioni della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni in Italia.

Per cominciare, perché Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni?

Perché ha le stesse caratteristiche che aveva la Chiesa primitiva fondata da Gesù Cristo quando visse sulla terra. La prima chiesa fondata da Gesù Cristo venne chiamata Chiesa di Gesù Cristo dei Santi, cioè membri fedeli. L’attuale chiesa venne restaurata con le stesse caratteristiche che ebbe quando il Salvatore la stabilì nel principio, ma per differenziare l’organizzazione di allora con quella di adesso, venne aggiunta questa frase, per il cui il nome è Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, in quanto è l’ultima volta che il Vangelo viene proclamato nella sua pienezza.

Nuova religione americana o forma di cristianesimo? Quali le dottrine fondamentali?

Il fatto che sia stata organizzata in America non significa che sia soltanto americana, ma universale. Lo scopo della Chiesa è triplice: proclamare il vangelo, perfezionare i santi e redimere i morti, secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo e degli apostoli. Vengono insegnati i principi morali ed etici del cristianesimo. La Chiesa sostiene altresì alcuni importanti e peculiari principi che la differenziano dalle altre Chiese cristiane. Il più importante fra questi afferma che la primitiva Chiesa di Gesù Cristo andò perduta non molto tempo dopo la sua morte. Questa Chiesa venne di fatto ristabilita sulla terra nella prima metà dell’Ottocento, con le sue chiare e semplici dottrine, la sua organizzazione, tra cui il Quorum dei dodici apostoli, e la sua autorità. Una delle caratteristiche per cui la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni è meglio conosciuta è l’enfasi che essa pone sulla famiglia. La Chiesa insegna che la famiglia è il luogo dove i valori e i principi morali possono essere meglio insegnati, condivisi e messi in pratica. L’esperienza insegna che le persone che vivono in una famiglia unita beneficiano di una maggiore soddisfazione personale, tranquillità e stima di sé. Le famiglie salde danno un forte contributo al benessere della comunità e della nazione. I Santi degli Ultimi Giorni sono gli unici tra i cristiani a sostenere che speciali cerimonie religiose possono unire i componenti di una famiglia per l’eternità.

Com’è strutturata la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni? Vi sono ministri di culto? A quali funzioni religiose partecipano i fedeli?

Una delle caratteristiche più notevoli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni risiede nel fatto che la direzione dei suoi oltre tredici milioni di membri viene svolta quasi interamente tramite l’opera di dirigenti volontari non pagati. Sui tre componenti della Prima presidenza, insieme al Quorum dei dodici apostoli, grava la responsabilità di amministrare, controllare e guidare la Chiesa a livello mondiale. Essi risiedono a Salt Lake City, Utah (Usa), dove c’è la sede centrale della Chiesa. I componenti la Prima presidenza e i Dodici viaggiano spesso nelle varie parti del mondo per incontrarsi con i dirigenti locali e con i fedeli. Per scopi amministrativi la Chiesa ha suddiviso il mondo in più aree. Per la supervisione delle attività della Chiesa in queste aree vengono scelti dirigenti di lunga esperienza. L’Area dell’Europa occidentale è formata da Italia, Gran Bretagna, Olanda, Lussemburgo, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Svizzera italiana. L’attuale presidente dell’Area dell’Europa occidentale è un membro del Quorum dei Settanta e risiede a Solihull, presso Birmingham. A livello locale le famiglie e i singoli individui sono raggruppati in congregazioni chiamate rioni, che contano dai 200 ai 600 fedeli. Un insieme di alcuni rioni forma un palo. Nel palo, che raggruppa un certo numero di congregazioni, i dirigenti locali godono di una larga autonomia per quanto riguarda gli affari di comune amministrazione. Il termine è tratto da luoghi biblici in cui si descrive l’usanza di piantare dei paletti per terra per sostenere le corde di una tenda o simile struttura. Il palo è guidato da un presidente e comprende di solito dai 2.000 ai 4.000 fedeli. Il presidente di palo nomina dei dirigenti che collaborano con lui nei compiti amministrativi e lo aiutano ad addestrare e seguire i dirigenti a livello locale. Il presidente e tutti i dirigenti del palo e dei rioni lavorano come volontari. In pratica tutti coloro che frequentano la chiesa assiduamente, uomini, donne e giovani, hanno qualche mansione o incarico da svolgere. La partecipazione di tutti i fedeli al buon funzionamento delle varie congregazioni è una particolare caratteristica della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Gli impegni di servizio possono riguardare il settore dell’amministrazione, della consulenza, dell’insegnamento, delle visite ai fedeli, del lavoro missionario, dell’organizzazione di attività sociali o di servizio. Il dirigente dell’organizzazione a livello locale del rione è il vescovo. Di solito è un padre di famiglia, e come tutti gli altri dirigenti non riceve stipendio. Il vescovo è una delle persone più occupate della Chiesa. Pur continuando a guadagnarsi da vivere svolgendo la sua normale occupazione, dedica la gran parte del suo tempo libero di fine giornata e di fine settimana al servizio dei suoi fedeli. L’unità di base in cui vivono i fedeli è la famiglia. La Chiesa sostiene che il luogo migliore dove si possono insegnare, condividere e mettere in pratica i principi e le regole morali è proprio la famiglia. Si dà grande importanza alle responsabilità dei genitori, e la Chiesa è considerata come una grande fonte di aiuto per ogni membro della famiglia impegnato a migliorarsi socialmente, emotivamente, intellettualmente e spiritualmente.

Perché l’opera missionaria è così importante? La compiono tutti?

Una delle più note caratteristiche della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, diffusa oggi in tutto il mondo, è l’importanza che assegna all’opera missionaria. Questo programma si basa sul modello evangelico che prevede l’invio di missionari a due a due. Attualmente circa 60.000 Santi degli Ultimi Giorni stanno svolgendo una missione in oltre 160 paesi e territori avvalendosi del Libro di Mormon, tradotto in oltre 91 lingue, e della Bibbia. La maggior parte dei missionari della Chiesa è formata da giovani di ambo i sessi dai 19 ai 23 anni, affiancati da un rilevante numero di coppie sposate di età più avanzata. In Italia operano attualmente oltre seicento missionari, molti dei quali provenienti da varie nazioni straniere. I missionari non ricevono compenso economico; la maggior parte si autofinanzia con i propri risparmi o riceve sussidi dalla famiglia durante il periodo della missione, che dura da un anno e mezzo a due anni.

Agli aspiranti missionari può venir chiesto di svolgere la missione in una qualsiasi parte del mondo e spesso devono imparare una lingua straniera che viene insegnata in appositi centri di addestramento linguistico, ma la principale fonte di addestramento avviene in famiglia e nelle case di riunione. Sul campo di missione i missionari insegnano basandosi tanto sulla Bibbia che sul Libro di Mormon. Quest’ultimo, da cui deriva il comune soprannome dato ai membri della Chiesa, viene considerato come un libro di Scritture a sostegno e completamento della Bibbia quale altra testimonianza di Gesù Cristo. Per quanto i missionari insegnino il Vangelo a qualsiasi persona disposta ad ascoltarlo, preferiscono insegnarlo a famiglie complete, dal momento che gli insegnamenti e i principi dei Santi degli Ultimi Giorni trovano la loro migliore applicazione nel contesto familiare.

Quali sono i rapporti tra la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni e le altre religioni?

Per quanto ci riguarda essi si svolgono nel più assoluto rispetto verso le credenze altrui. D’altra parte il nostro undicesimo articolo di fede recita «Noi rivendichiamo il privilegio di adorare Dio Onnipotente secondo i dettami della nostra coscienza e riconosciamo a tutti gli uomini lo stesso privilegio: che adorino come, dove o ciò che vogliono». La nostra opera di proselitismo non è impositiva, ma propositiva e siamo sempre disposti a collaborare con qualsiasi ente o confessione religiosa che intenda portare benessere fisico, economico, culturale, nonché spirituale, a chi si trova nel bisogno.

Qual è la situazione della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni in Italia? Avete chiesto di stipulare l’Intesa con lo Stato italiano?

Nel 1993 sotto la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro, l’«Ente patrimoniale» della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha ottenuto il riconoscimento giuridico ai sensi della legge 24 giugno 1929 n. 1159 e del Regio decreto n. 289/1930. In base all’articolo 8 della Costituzione italiana, la Chiesa presentò formale richiesta per l’approvazione di un’Intesa con la Repubblica italiana. I negoziati per tale Intesa con lo Stato Italiano, avviati nel 1997, portarono, nel corso degli anni, a varie bozze di accordo, fino alla versione finale approvata il 21 maggio 2001 dalla Commissione consultiva per la libertà religiosa presieduta dal professor Francesco Pizzetti. La bozza fu inviata al Consiglio dei ministri e il 28 giugno 2004, l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il presidente dell’Ente patrimoniale della Chiesa, Raimondo Castellani, siglarono la bozza d’Intesa. Letta assicurò ai rappresentanti della Chiesa che il presidente del Consiglio Berlusconi era in procinto di definire una data per la cerimonia ufficiale per la firma dell’Intesa, per poi trasmettere la stessa al Parlamento per l’approvazione con legge. Tuttavia, in sede di Consiglio dei ministri, tutte le Intese in fase di approvazione furono oggetto di opposizione e l’Intesa con la Chiesa non fu inoltrata al Parlamento per l’approvazione finale. L’attuale Governo ha ripreso la bozza siglata da Letta e, dopo un aggiornamento necessario per l’abolizione del servizio militare di leva, ha siglato ufficialmente con i rappresentanti della Chiesa, il 21 febbraio 2007, una nuova bozza di Intesa. Per conto del Governo italiano ha firmato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta. Ora l’intesa dovrà essere approvata dal Consiglio dei ministri e poi passare all’esame del Parlamento per la ratifica. La Chiesa insiste sull’importanza di un’Intesa con lo Stato per poter continuare ad operare in Italia per il pieno sostegno dei propri fedeli e della società italiana nel suo complesso.

(intervista a cura di Antonio Delrio)

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