Dai «culti ammessi» alla libertà religiosa
Valdo Spini
Obiettivi principali della proposta di legge sulla libertà religiosa sono l’abolizione della legislazione fascista sui «culti ammessi» e il superamento della discriminazione fra i culti per cui già esiste il regime pattizio e quelli che ancora lo attendono.
Da oltre dieci anni il Parlamento non riesce ad approvare una legge sulla libertà religiosa. Abbiamo intervistato il parlamentare dei Ds Valdo Spini, primo firmatario di una delle due proposte di legge in materia (l’altra è del verde Boato) attualmente in discussione alla Camera. Verosimilmente – ci dice – la legge dovrebbe essere approvata entro l’estate, per poi passare al Senato.
Onorevole Spini, perché a suo parere è necessario approvare una legge sulla libertà religiosa?
Innanzitutto perché costituisce un’importante attuazione della Costituzione in tema di uno dei diritti di libertà fondamentali: quello appunto della libertà religiosa. Oggi abbiamo molte centinaia di migliaia di persone che non hanno questo diritto, quindi è giusto e assolutamente prioritario che lo Stato riesca ad assicurarglielo.
Quali sono le confessioni che hanno accolto più favorevolmente questa proposta di legge?
Direi che quelle che l’hanno sposata senza esitazioni sono le confessioni che hanno già l’Intesa – protestanti ed ebrei – e quelle che hanno avviato l’iter per conseguirla. Per quanto riguarda le organizzazioni religiose musulmane, va detto che ci sono molte differenze tra di loro e secondo me la legge sulla libertà religiosa è propedeutica anche alla fase di un’eventuale Intesa, perché non è pensabile che lo Stato apra tre tavoli contemporanei con tre organizzazioni musulmane differenti, né che ne scelga una sola escludendo le altre.
E la posizione della Chiesa cattolica? Nel suo intervento in commissione Affari costituzionali della Camera, monsignor Betori ha detto che non esiste un «diritto all’Intesa»...
Il segretario generale della Cei ha operato dei distinguo: ha dato un giudizio positivo sull’impianto della legge, però ha anche detto che la libertà religiosa non deve significare automaticamente uguaglianza di trattamento delle religioni. Betori quindi, scatenando non poche polemiche, ha rivendicato un trattamento differenziato. Poi ha sostenuto la necessità di modificare il testo laddove si parla di Intese, in modo che fosse chiaro che c’è un’assoluta facoltà da parte dello Stato di avviare le trattative, ma non c’è alcun diritto della confessione ad avviare delle trattative. Ma per la verità nessun presidente del Consiglio ha mai interpretato la Costituzione nel senso di un obbligo di intraprendere trattative per l’Intesa: c’è sempre stata una valutazione politica. Per cui francamente non vedo il motivo di rendere questa cosa ancora più esplicita, di sottolinearla ulteriormente, dal momento che già la prassi va in questo senso.
Poi Betori ha fatto cenno anche alla questione della poligamia, un tema che molti hanno sollevato per criticare la proposta di legge.
Sul tema del matrimonio, devo dire che Betori è stato male interpretato: non ha detto che l’alternativa della lettura degli articoli del codice (l’art. 11 della proposta di legge afferma la possibilità di scegliere se gli articoli del codice civile riguardanti il matrimonio siano letti durante il rito o al momento della richiesta delle pubblicazioni) avrebbe permesso la poligamia. Ha detto però che gli sembrava inopportuno, proprio ai fini dell’integrazione culturale, lasciare la facoltà della lettura degli articoli in sede di rilascio del nulla osta per l’atto matrimoniale. Una possibilità che – come riconosciuto dallo stesso segretario generale della Cei – è attualmente già prevista da alcune Intese, ma riguarda solo la modalità, non la sostanza. Betori ha quindi sostenuto l’opportunità di un trattamento differenziato fra le confessioni che hanno stipulato un’Intesa, o comunque sono in grado di farlo, e quelle che non ne hanno la possibilità. Ma mi pare che nella Chiesa cattolica, pur con molta cautela e prudenza, tuttavia ci sia la consapevolezza che l’edificio cominciato nell’84 con il nuovo Concordato e con le Intese debba trovare la sua conclusione logica con la legge sulla libertà religiosa.
Come giudica le posizioni delle forze politiche?
Molti colleghi dell’opposizione sono contrari in linea di principio a una legge sulla libertà religiosa e alcuni addirittura sono contrari alla possibilità del matrimonio con rito musulmano avente effetti civili. Va detto poi che l’opposizione smentisce quello che ha fatto nella precedente legislatura, quando il governo Berlusconi con il concerto dei ministri interessati – compreso il guardasigilli Castelli – presentò un progetto di legge che era molto vicino a quello via via presentato da Maselli e poi da me. Ma le posizioni nel centro-destra sono differenziate: per esempio La Loggia (Forza Italia) sostanzialmente dice: «Teniamoci la Costituzione così com’è, non c’è bisogno di una legge che la interpreti», dimenticando però che in questo modo rimane in vita la legge di epoca fascista sui culti ammessi; altri invece vorrebbero addirittura tornare indietro rispetto alla Costituzione, creando, di fronte all’immigrazione musulmana, un arretramento di diritti e di uguaglianza.
(intervista a cura di Adriano Gizzi)
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