Come si finanziano le Chiese
Con la revisione del Concordato del 1929 tra lo Stato e la Chiesa cattolica, nel 1984, venne abolito il precedente sistema della congrua con il quale lo Stato italiano pagava direttamente lo stipendio al clero cattolico e venne istituito il meccanismo dell’8 per mille, di cui beneficiano anche le confessioni con Intesa.
Nell’ambito delle discussioni sulla laicità dello Stato e dei rapporti tra Stato e Chiese si inserisce sempre più spesso il tema dei finanziamenti da parte statale alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni religiose. L’Italia, in comparazione con quanto avviene negli altri paesi europei, ma non solo, vanta senza dubbio un percorso storico particolare e singolare circa i finanziamenti alla Chiesa cattolica. Di fronte alla posizione dominante di quest’ultima a livello economico e patrimoniale, nell’istruzione e nell’educazione delle nuove generazioni, nella presenza istituzionale e sociale, lo Stato italiano, in un ottica separatista ottocentesca, non poteva che strutturarsi in modo autonomo, con istituzioni e uffici autonomi, con una propria scuola, con proprie strutture assistenziali. Questa scelta a favore delle strutture pubbliche e a discapito di quelle private-confessionali, non impedì però di mantenere una forma di finanziamento pubblico a favore della Chiesa cattolica. Considerando l’attività pastorale del clero come attività socialmente rilevante, l’ordinamento italiano introdusse le cosiddette «congrue» con l’intento di andare incontro alle esigenze del clero basso. In aggiunta a questo vero e proprio finanziamento della Chiesa, altre leggi previdero il sostegno dell’edilizia di culto e l’assunzione dell’onere di alcune forme di assistenza religiosa nelle strutture pubbliche. Il sistema è stato poi modificato con il Concordato del 1929 che confessionalizzò ampiamente la scuola pubblica sino alle soglie di quella universitaria e che mantenne, anzi rafforzò, il sostentamento del clero. Di questa tradizione è figlio il sistema di finanziamento della Chiesa cattolica introdotto nel 1985, con la deducibilità delle erogazioni liberali e con il meccanismo dell’8 per mille, con il quale sono stati sostituiti i diversi tipi di finanziamento pubblico: congrua, edilizia di culto e altri capitoli minori del bilancio dello Stato.
Con la revisione del Concordato del 1929 tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica a seguito del Protocollo firmato il 15 novembre 1984 dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli (recepito dalla legge 20 maggio 1985, n. 222), venne abolito il precedente sistema della congrua con il quale lo Stato italiano pagava direttamente lo stipendio al clero cattolico e venne istituito un nuovo sistema di finanziamento. Tale sistema prevedeva due principali canali finanziari, uno derivato dalle offerte volontarie deducibili annualmente dall’Irpef (fino all’importo massimo di due milioni di lire, ora 1.032,91 euro, da versare a favore dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero), e l’altro collegato all’8 per mille del gettito annuale complessivo Irpef, sul quale doveva essere esercitata la scelta dei contribuenti tra la sua destinazione allo Stato o alla Chiesa cattolica. Questo duplice sistema di finanziamento fu probabilmente previsto per garantire il sostentamento del clero cattolico, essendoci delle forti perplessità sulla sufficienza di un sistema basato esclusivamente sulle contribuzioni volontarie. E infatti, per quanto riguarda il sistema delle offerte volontarie deducibili fiscalmente, i dati relativi alla Chiesa cattolica hanno registrato sempre livelli molto bassi. Per esempio, dai dati forniti dalla Conferenza episcopale italiana, nel 2006 sono state effettuate 155.863 offerte per un totale di 16.369.000 euro. Se si pensa che nel 2006 per il sostentamento del clero l’esborso è stato di 326.862.443 euro, è facile notare come il solo sistema delle contribuzioni volontarie sarebbe assolutamente insufficiente e il ricorso alle somme percepite dall’8 per mille sia indispensabile.
Un effetto positivo l’introduzione di questo nuovo sistema di finanziamento lo ha però ottenuto. Venne superato il sistema di privilegio esclusivo di cui beneficiava la Chiesa cattolica e rendendo possibile che il finanziamento si estendesse anche ad altre confessioni religiose. Nel meccanismo si sono infatti inserite quelle confessioni religiose che man mano stipulavano un’Intesa con lo Stato italiano ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione. Così attualmente beneficiano della deducibilità delle contribuzioni volontarie e partecipano alla «votazione» per l’otto per mille anche l’Unione delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno (legge 22 novembre 1988, n. 516); le Assemblee di Dio in Italia (legge 22 novembre 1988, n. 517); la Tavola valdese (legge 5 ottobre 1993, n. 409 che ha integrato la precedente Intesa); la Chiesa evangelica luterana in Italia (legge 29 novembre 1995, n. 520) e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (legge 20 dicembre 1996, n. 638 che ha modificato la legge 8 marzo 1989, n. 101). Nel prossimo futuro, se verranno ratificate le loro Intese sottoscritte il 4 aprile 2007, si aggiungeranno anche la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, l’Unione buddhista italiana, la Chiesa apostolica in Italia, la Sacra arcidiocesi ortodossa ed esarcato per l’Europa meridionale e l’Unione induista italiana. Solo l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia, pur avendo stipulato l’Intesa (legge 22 aprile 1995, n. 116), ha scelto di non partecipare all’attribuzione dell’otto per mille, come la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni nella sua Intesa sottoscritta il 4 aprile 2007.
Quanti scelgono di destinare l’8 per mille? E a chi?
Ma il nuovo sistema di finanziamento dell’8 per mille conteneva un’ulteriore previsione che suscitò notevoli perplessità e che continua a provocare qualche critica. Dato che non era possibile ipotizzare quanti avrebbero effettuato la scelta per la destinazione dell’8 per mille a favore della Chiesa cattolica, che lo avrebbe utilizzato per scopi religiosi, quanti a favore dello Stato italiano stesso, che lo avrebbe destinato a scopi sociali o umanitari, e quanti invece non avrebbero espresso nessuna scelta, fu stabilito che in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione dell’intero 8 per mille sarebbe stata stabilita in proporzione alle scelte comunque espresse. In effetti va ricordato che con la propria scelta il contribuente non decide la destinazione dell’8 per mille di quanto personalmente paga a titolo di imposta, ma contribuisce invece a determinare le destinazioni dell’8 per mille del gettito complessivo dell’imposta stessa. Si tratta dunque di una sorta di votazione in cui assumono rilevanza solo gli orientamenti validamente espressi, mentre le astensioni non incidono in alcun modo sull’esito finale. Per questo si avvalgono, o sperano di avvalersi, anche di questo meccanismo dell’8 per mille tutte le confessioni religiose ad eccezione delle Assemblee di Dio, della Chiesa Apostolica e dei Testimoni di Geova.
La questione è spinosa in quanto la percentuale dei contribuenti che non esercitano la facoltà di scegliere supera il 50%. Di conseguenza ogni confessione interessata finisce per percepire somme considerevolmente superiori a quelle a cui avrebbe diritto in base alle sole scelte espresse in suo favore. Ad esempio, secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alla ripartizione effettuata nel 2004 del gettito derivante dall’8 per mille, i fondi derivanti da scelte espresse hanno rappresentato solo il 39,62% del totale del gettito dell’8 per mille. Così la Chiesa cattolica, a fronte dell’87,25% delle scelte espresse in suo favore, ha ricevuto 782.700.072,51 euro così divisi: 310.105.768,73 euro derivanti dalle scelte espresse e 472.594.303,78 euro derivanti dalle scelte non espresse ma ripartiti secondo le percentuali delle scelte espresse. Gli avventisti, a fronte dello 0,27% di scelte espresse a loro favore, hanno ricevuto 2.422.109,17 euro: 959.639,63 dalle scelte espresse e 1.262.469,98 dalle scelte non espresse. L’Unione delle Comunità ebraiche, con lo 0,42% di scelte espresse a suo favore, ha ricevuto 3.767.725,27 euro: 1.292.772,75 dalle scelte espresse e 2.274.952,52 dalle scelte non espresse. I luterani, con lo 0,31% di scelte espresse a loro favore, hanno ricevuto 2.780.940,09 euro: 1.101.808,46 dalle scelte espresse e 1.679.131,62 dalle scelte non espresse. Avendo rinunciato in favore dello Stato ai fondi derivanti dalle scelte non espresse, i valdesi e le Assemblee di Dio in Italia hanno ricevuto i fondi derivanti esclusivamente dalle scelte espresse: 4.513.860,47 euro, a fronte dell’1,27% di scelte espresse a loro favore, i valdesi, e 710.844,17 euro, a fronte dello 0,20% di scelte espresse a loro favore, le Assemblee di Dio in Italia.
Disinteresse e carenza d’informazione, unite al fatto che per molti contribuenti operare la scelta dell’8 per mille comporta il fastidio di compilare e inoltrare un modulo separato e distinto da quello della propria dichiarazione dei redditi, potrebbero essere le cause di una così vasta fascia di astensionismo. Anche la poca informazione sull’effettivo utilizzo dei fondi non invoglia certo ad esprimere la propria preferenza. Inoltre, la quasi totale assenza di informazione sull’utilizzo proprio della quota di pertinenza dello Stato contribuisce ad alimentare la ormai cronica sfiducia nelle istituzioni e spinge coloro che si esprimono a prediligere, per abitudine, la Chiesa cattolica, che al contrario con campagne pubblicitarie ben gestite invoglia i contribuenti italiani ad apporre la loro firma nella casella che la riguarda.
Come vengono utilizzati i fondi dell’8 per mille
Ma come vengono utilizzati dalle confessioni religiose i fondi ricevuti dal sistema dell’8 per mille? Per la Chiesa cattolica le entrate dell’8 per mille hanno ormai quasi raggiunto i 1.000 milioni di euro all’anno. Il raggiungimento di un livello così elevato fa sì che la finalità primaria del sostentamento del clero venga ampiamente soddisfatta e che ingenti somme vengano utilizzate per altri scopi. Secondo l’ultimo rendiconto pubblicizzato dalla Conferenza episcopale italiana relativo al 2007, poco più di un terzo della somma dell’8 per mille destinata alla Chiesa cattolica è stato impiegato per il sostentamento del clero (354.000.000 di euro), quasi la metà per esigenze di culto e pastorali (433.000.000 di euro), mentre il rimanente 20% agli interventi caritativi in Italia e nel Terzo Mondo (205.000.000 di euro). Per quanto riguarda le altre confessioni religiose, le Assemblee di Dio in Italia utilizzano le somme percepite esclusivamente per attività sociali e umanitarie, i valdesi per attività sociali, assistenziali, umanitarie e culturali e così pure gli avventisti. I luterani utilizzano i fondi che ricevono dall’8 per mille per il sostentamento dei ministri di culto e per altre esigenze di culto ed evangelizzazione oltre che per attività sociali, assistenziali, umanitarie e culturali. L’Unione delle comunità ebraiche ha invece previsto l’utilizzo dei fondi dall’8 per mille per la tutela degli interessi religiosi degli ebrei in Italia, per la promozione e la conservazione delle tradizioni e dei beni culturali ebraici e per interventi sociali ed umanitari contro il razzismo e l’antisemitismo.
Come funziona negli altri paesi
L’originalità e la peculiarità del sistema italiano di finanziamento delle confessioni religiose in Italia, con il prevalere al suo interno del sistema dell’8 per mille, si evidenziano anche solo ad un rapido e sommario confronto con i sistemi vigenti in altri paesi. In Spagna per la Chiesa cattolica sono previste varie forme di finanziamento. Alcune sono riconducibili al sistema tributario, come la asignación tributaria, le donazioni deducibili ed una serie di esenzioni fiscali, mentre altre ne sono distinte, come gli esborsi connessi alla prestazione di alcuni servizi religiosamente caratterizzati quali l’assistenza spirituale nelle istituzioni chiuse, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, i contributi a favore dell’edilizia di culto e del patrimonio culturale di interesse religioso. Il sistema della asignación tributaria, in sostituzione del precedente sistema della cosiddetta dotación presupuestaria del Concordato franchista del 1953, è stato attuato in varie fasi a partire dal 1979. Prevedeva originariamente che i contribuenti potessero destinare la quota dello 0,5239% del proprio imponibile Irpef in favore della Chiesa cattolica. Un sistema in alcuni aspetti simile a quello dell’8 per mille italiano con però alcune differenze sostanziali. Per esempio, mentre il contribuente italiano con la propria firma destina una quota generica dell’8 per mille del gettito Irpef, quello spagnolo destina l’effettivo 0,5239% del proprio reddito, così come accade per la tassa religiosa tedesca. La legislazione ha però previsto il mantenimento di un tetto minimo da riconoscere alla Chiesa cattolica (che per il 2006 era stato fissato in 12.020.242,08 euro mensili). Nel 2007 a seguito di trattative tra esponenti della Conferenza episcopale spagnola e del governo spagnolo è stato finalmente raggiunto un accordo interpretativo sul sistema della asignación tributaria che è divenuto così definitivo e il cui il coefficiente dell’Irpef è stato portato allo 0,7%. In cambio la Chiesa cattolica ha accettato definitivamente l’abbandono del sistema della dotación presupuestaria e il superamento dell’esenzione dall’Iva. Circa le altre confessioni religiose è prevista la possibilità di dedurre fiscalmente le donazioni volontarie soltanto per quelle che hanno stipulato accordi e cioè la Federación de Entidades Religiosas Evangelicas de España, con la Federación de Comunidades Israelitas e con la Comisión Islamica de España. Inoltre, dal 2005 è stato previsto che le confessioni religiose con un accordo o che abbiano ottenuto il riconoscimento detto del «notaio arraigo» possano partecipare ad una forma particolare di finanziamento. Viene annualmente stabilita una somma, per il 2007 di 4,5 milioni di euro, per il finanziamento di progetti che contribuiscano ad una migliore integrazione sociale e culturale delle minoranze religiose in Spagna, progetti presentati dalle confessioni religiose non cattoliche in possesso delle menzionate condizioni. La gestione di questo fondo è stata affidata ad una Fondazione pubblica appositamente creata.
Un caso particolarissimo è quello dell’Inghilterra dove, pur non esistendo un esplicito finanziamento statale, la Chiesa anglicana è strutturata ancora oggi su base beneficiaria, non avendo subito, in quanto Chiesa ufficiale, una spoliazione radicale come è avvenuto in altri paesi europei nel corso dell’Ottocento. La soddisfazione delle esigenze della Chiesa è garantita dalle donazioni dei fedeli e dalla costituzione di un ente giuridico pubblico (i Church Commissioners) che gestisce le proprietà della Chiesa sotto forma di trust allo scopo di sostentare il clero e provvedere alle altre esigenze confessionali. Per quanto riguarda la Francia, dove pure è escluso qualsiasi tipo di finanziamento statale, se proprio si vuole trovare una forma di finanziamento pubblico alle confessioni religiose, si può far riferimento solo alla presenza di un’ampia rete scolastica privata, al 90% cattolica, che viene riconosciuta e finanziata dallo Stato. Diversa la situazione di alcuni paesi protestanti dell’Europa del Nord, dove il carattere di Chiesa ufficiale riconosciuto alle rispettive confessioni protestanti ha permesso allo Stato di mantenere economicamente il personale ecclesiastico, di garantire il sostegno dei servizi di assistenza religiosa nelle strutture pubbliche e spesso di una non indifferente rete scolastica di ispirazione confessionale. Ad esempio, in Danimarca la legge sull’economia della Chiesa nazionale danese indica tre fonti principali di finanziamento: le tasse ecclesiastiche, che sono pagate da tutti i contribuenti, membri della Chiesa; i contributi statali, che servono per gli stipendi e le pensioni; uno speciale contributo statale per il restauro di chiese e arredi di valore storico. Particolare è invece la tradizione dei paesi di lingua tedesca, come Germania e Austria, dove da diversi decenni esiste il meccanismo della tassazione obbligata, in base alla quale le Chiese riconosciute ricevono i proventi di una imposizione fiscale gestita dallo Stato, alla quale i cittadini possono sottrarsi soltanto dimettendosi dalla confessione di appartenenza. La forma di finanziamento più diffusa nei paesi dell’est europeo sembra essere quella del sostegno diretto dello Stato a favore della Chiesa, delle sue strutture e della sua attività in campo scolastico, educativo, assistenziale. Nell’area ortodossa, in particolare in Russia e in Romania, sulle Chiese dell’ortodossia convergono finanziamenti statali sia diretti che indiretti.
Antonio Delrio
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