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Spagna, se la Chiesa cattolica è minoranza

La crescente tensione tra i vescovi spagnoli, appoggiati dal papa, e il governo del premier socialista Zapatero (“colpevole” di non tradurre in leggi le norme etiche cattoliche) ha come sfondo il fatto che la gerarchia ecclesiastica non si rassegna ad una realtà pur evidente: la Chiesa cattolica ormai è minoranza, mentre secolarizzazione e voglia di laicità sono entrate in profondità nella coscienza del paese. Il caso, simile e diverso, dell’Italia.

Una Chiesa storicamente potente fatica a prendere atto che oggi è diventata “minoranza”. Questo ci sembra lo sfondo della tensione crescente tra la Conferencia episcopal española-Cee (che è una parte, non la totalità della Chiesa del paese) e il governo socialista di José Luis Zapatero.

Andato al potere proprio un anno fa – dopo aver sconfitto il Partito popolare (conservatore) di José M. Aznar – il neo-premier ha iniziato ad attuare riforme preannunciate in campagna elettorale: l’accelerazione dei tempi per ottenere il divorzio, il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto e omosessuali, il declassamento dell’ora di religione cattolica dal suo attuale “status” curricolare, una revisione del Concordato che diminuisca l’imponente contributo statale alla Chiesa cattolica. Per la Cee, guidata dall’arcivescovo di Madrid, cardinale Antonio Maria Rouco Varela, la “primavera” di Zapatero è stata come un inaspettato, crudo inverno. L’istituzione ecclesiastica ha provato lo smarrimento di essere “minoranza” nella Spagna per secoli baluardo del cattolicesimo, intrisa di esso fin nei cromosomi.

L’episcopato spagnolo, al Vaticano II, aveva brillato, salvo eccezioni, per il suo rigido conservatorismo. Inestricabile era la sua compromissione con il regime franchista, dal quale aveva ottenuto nel 1953 un Concordato che affermava, all’articolo 1: “La religione cattolica, apostolica, romana continua ad essere l’unica religione della Nazione spagnuola e godrà dei diritti e delle prerogative che le spettano in conformità con la Legge Divina e il Diritto canonico”. Ma, all’indomani del Concilio, possente era stato il cambiamento: l’insieme della Chiesa cattolica spagnola – e, pur con alcune frange frenanti, anche la Cee, guidata dal cardinale Enrique Tarancón – era entrata nel nuovo spirito. E già nel ‘76, morto Franco, le norme più stridenti del Concordato venivano abolite.

Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, a poco a poco l’episcopato, salvo importanti eccezioni, è stato talora tentato dalla nostalgia dei bei tempi passati, quando Stato e Chiesa erano in simbiosi, e il cattolicesimo era come la religione civile del paese. Ma, a prescindere dalle leggi, nel frattempo è cambiata in profondità la mentalità della gente; il vento possente della secolarizzazione, e un senso acuto e gioioso di laicità, hanno spazzato il paese. Anche molti cattolici (tra essi, i teologi più avvertiti) si sono stufati delle interferenze della gerarchia nelle loro scelte di coscienza e in quelle di uno Stato “laico”.

Stante al potere il “cattolico” Aznar (che egli avesse approvato la illegale “guerra preventiva” di Bush contro l’Iraq non aveva turbato né la Cee né il Vaticano), la gerarchia aveva sottovalutato la gravità della crisi. Ma, con Zapatero, si è strappato un cielo di carta. Di qui lo shock dei vescovi e le grida di un prelato dell’Opus Dei: in Spagna domina un “fondamentalismo laicista”.

Perciò, ricevendo il 24 gennaio Rouco e altri vescovi, il papa, elogiando “le profonde radici cristiane” del paese, ha detto: “In Spagna, nell’ambito sociale, si sta diffondendo una mentalità ispirata dal laicismo, ideologia che porta gradualmente, in modo più o meno consapevole, alla restrizione della libertà religiosa fino a promuovere il disprezzo o l’ignoranza dell’ambito religioso, relegando la fede alla sfera privata e opponendosi alla sua espressione pubblica”. In tale contesto, i giovani sono influenzati dall’”indifferentismo religioso ed esposti alla tentazione di un permissivismo morale”. Come rimediare? Con l’ora di religione cattolica “curricolare”.

I problemi cruciali – il profondo cambiamento di paradigma culturale da una parte, e dall’altra l’incapacità della Chiesa di offrire, nell’insieme, una persuasiva testimonianza evangelica – vengono occultati. La colpa di tutto è di Zapatero!

Tra parentesi: pur con le ovvie diversità, molto simile, sociologicamente, è la situazione nostrana. Ma qui la Conferenza episcopale italiana, guidata dal card. Camillo Ruini, ha trovato in Berlusconi un Aznar elevato al cubo. Prima o poi però – chissà – potrebbe finire il tempo delle vacche grasse, e una Cei nuda di privilegi dovrebbe misurarsi con la crudezza di un’Italia laica, secolarizzata e insofferente all’invadenza ecclesiastica. Sarebbe penoso, allora, addossare alle ideologie “nemiche” (il comunismo, il socialismo, il laicismo) le responsabilità per i propri fallimenti nella sequela di Gesù, il Crocifisso.

E la “rilevanza sociale” del cristianesimo che tanto sta a cuore a Rouco e a Ruini? Testimonino, se possono, l’Evangelo, i cattolici, accettando che la loro è “una”, non “la” etica. La gente non è né sorda né cieca. Udrà e vedrà. E valuterà.

_David Gabrielli-

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