Se la tragedia abruzzese sconfigge il «cattivismo»
Senza il terremoto abruzzese, e i consensi ottenuti con un comportamento opposto a quello «cattivista» dettato dalla Lega, suo alleato di governo, Silvio Berlusconi mai avrebbe autorizzato l’attracco della Pinar – la motonave turca che aveva salvato un centinaio di migranti africani – nelle coste italiane.
L’autore è vicedirettore del quotidiano «L’Unità».
È il 2030. Un gruppo di ragazzi dalla pelle scura attraversa in corteo le vie del centro dell’Aquila. Raggiunge la Cattedrale e depone una corona di fiori sotto una lapide che ricorda le vittime del terremoto del 2009. Da allora sono passati ventuno anni. La città è stata da tempo completamente ricostruita e le cerimonie in ricordo della tragedia sono diventate rituali. I mezzi d’informazione le registrano negli spazi riservati agli appuntamenti. Sempre più raramente le raccontano. Questa, però, è una cerimonia speciale. È stata, infatti, appena istituita.
L’iniziativa – che ha sorpreso ma anche commosso la popolazione aquilana – è partita da Mbacke Komla, laureando in Scienza della comunicazione all’Università La Sapienza di Roma e figlio – come d’altra parte tutti i componenti della delegazione – di quelli che ancora sono ricordati come «i miracolati della Pinar», dal nome della motonave turca che – nell’aprile del 2009, appena una settimana dopo il terremoto – trasse in salvo un centinaio di migranti africani che – come quasi quotidianamente accadeva in quegli anni – tentavano di raggiungere con imbarcazioni rudimentali le coste dell’Europa.
Mbacke, secondo quanto si è appreso da fonti universitarie, ha quasi concluso la sua tesi di laurea in Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico. Si tratta di una ricerca sui servizi che i siti on line, le televisioni e i giornali cartacei (che all’epoca venivano ancora prodotti) dedicarono appunto al «caso Pinar». Tesi scientifica ma anche, ha sottolineato il titolare della cattedra, «affettiva». Mbacke Komla ha voluto ricostruire la sua «seconda nascita», come nella sua famiglia è stato sempre definito il «caso Pinar».
Analizzando il contesto storico, si è imbattuto nella figura di Roberto Maroni, ministro dell’Interno, dirigente di una formazione politica xenofoba denominata «Lega Nord», alleata in un patto di governo col «Popolo della libertà» dell’oggi ultracentenario Nam Myoho Renge Kyo, che all’epoca si faceva ancora chiamare Silvio Berlusconi. E ha appreso della diffusione in quegli anni del termine «cattivismo». Un neologismo, poi caduto in disuso, che serviva a definire una linea politica fondata sul rifiuto della solidarietà e, a volte, anche dell’umana pietà.
La Lega Nord – secondo quanto ha potuto ricostruire Mbacke – da anni praticava il «cattivismo» e accresceva i suoi consensi nelle aree culturalmente più arretrate, ma economicamente più forti, del paese (si era ancora lontani dallo scioglimento dei ghiacciai alpini e dal trasferimento delle popolazioni locali in Sardegna e in Sicilia). La ricerca del consenso a tutti i costi era, d’altra parte, la ragione fondante la linea politica delle principali organizzazioni politiche e Silvio Berlusconi (lo storico invito del Dalai Lama nella «Villa Certosa», oggi «Tempio Jitte Meykio», e la clamorosa conversione al buddhismo sarebbero avvenute cinque anni dopo) controllava in modo pressoché integrale l’intero sistema informativo.
Secondo il titolare della cattedra, Mbacke sarebbe rimasto folgorato dalla lettura di uno scritto di uno tra i più noti analisti politici dell’epoca, Renato Mannheimer, che descriveva l’incredibile crescita di consensi ottenuta da Silvio Berlusconi in seguito al terremoto abruzzese. «Mbacke mi ha chiesto l’autorizzazione all’accesso 24 ore su 24 all’archivio dei filmati storici e, pochi giorni dopo, si è presentato con un centinaio di fermi-immagine che mostravano la stessa persona – Silvio Berlusconi, appunto – ora vestita da vigile del fuoco, ora da meccanico, ora da campeggiatore. E sempre circondata da folle festanti tra le macerie. Poi ha aperto una cartella zeppa di articoli sulla sua “seconda nascita”».
Questi articoli, ha aggiunto il docente, costituiscono nel loro insieme il più completo compendio del «cattivismo storico». «Le dichiarazioni del ministro Maroni, ma anche di altri numerosi esponenti del suo partito – ha spiegato – sono in effetti punteggiate di espressioni come “Restino in mare”. “Così imparano”. “Affari loro”».
Ma ciò che avrebbe ispirato a Mbacke l’idea della cerimonia di omaggio alla popolazione aquilana, sarebbe stato materiale ancora precedente. Si tratta di altre dichiarazioni di esponenti di primo piano della Lega Nord, non meno becere di quelle relative al «caso Pinar». Addirittura il capo dell’organizzazione, tale Umberto Bossi, definiva abitualmente gli africani «Bingo Bongo». Un altro dirigente, Giancarlo Gentilini, era giunto a impedire agli immigrati di sedersi nelle panchine della città di cui era sindaco. E mai, ma proprio mai, da Silvio Berlusconi era stata pronunciata una parola di condanna.
In definitiva, secondo Mbacke, senza il terremoto abruzzese, e i consensi ottenuti con un comportamento opposto a quello «cattivista», Silvio Berlusconi mai avrebbe autorizzato l’attracco della Pinar nelle coste italiane. E mai la sua «seconda nascita» sarebbe avvenuta. «Quando ha concluso l’esame del materiale – ha ancora raccontato il docente – Mbacke aveva le lacrime agli occhi. Quel terremoto, ha detto, ci ha salvato la vita».
Giovanni Maria Bellu
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