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Se, ancora una volta, perde la Bibbia

L’uscita del film «Il Codice Da Vinci» ha messo in allarme le gerarchie ecclesiastiche cattoliche le quali, preoccupate che le tesi dell’opera (Gesù sposato con la Maddalena…) sconvolgano la fede dei cristiani, invitano a boicottare il film. Ma il vero problema sarebbe quello di chiedersi che cosa fare perché la gente abbia una conoscenza adulta della Bibbia e una visione vera di Gesù.

Catastrofe per la fede, oppure felix culpa che potrebbe sollecitare tutti i cristiani, e in particolare i cattolici, a studiare la Bibbia, la grande sconosciuta? L’interrogativo si impone di fronte al «grido di dolore» levato da alti esponenti della gerarchia cattolica a ridosso della presentazione a Cannes, il 17 maggio, e alla prima mondiale, in contemporanea in migliaia di sale, due giorni dopo, de Il Codice Da Vinci, film che Ron Howard ha tratto dall’omonimo libro di Dan Brown.

Non vogliamo entrare, in questa sede, in una valutazione delle qualità letterarie del libro e/o del film, che chiunque può dare come vuole (siamo nel campo dell’opinabilità!). Del resto, nella cerchia dei nostri amici, noi siamo tra i pochi a non aver letto il libro, né sappiamo se andremo a vedere il film. Ma sappiamo esattamente di che cosa si tratta, perché il fuoco di batteria di ambienti cattolici ci ha puntualmente informati. Così la Conferenza episcopale messicana (siamo o non siamo, in un mondo globalizzato?) ha emanato un documento ad hoc: «Dalla sua pubblicazione – nel 2003 – ad oggi, il libro di Dan Brown ha venduto oltre quaranta milioni di copie; perciò, siccome si tratta di un best-seller mondiale, e siccome ora il film potrebbe essere visto sul grande schermo da 800 milioni di persone, la Chiesa cattolica messicana si è rivolta ai cattolici del paese e del mondo, soprattutto affinché possano approfittare di questo momento e si preparino a parlare di Cristo dal punto di vista della verità».

Poi i vescovi fanno il riassunto del libro/film: «Gesù ha sposato Maria Maddalena e ha avuto diversi figli; la sua discendenza è il vero Santo Graal (sangue di re = sang real = San Graal)... Oggi l'Opus Dei vorrebbe uccidere gli ultimi discendenti viventi di Cristo… Le idee di fondo de Il Codice Da Vinci sono: Gesù non pensava di essere Dio e nemmeno i suoi discepoli lo consideravano divino. La credenza nella divinità di Cristo fu imposta dall’imperatore Costantino nel Concilio di Nicea del 325… La Chiesa si fonda su una grande bugia: Cristo era un uomo normale e di tutti i giorni. Per nascondere la verità, essa ha distrutto documenti, ha assassinato milioni di streghe ed eretici, ha manipolato le Scritture».

Che fare, si domandano i vescovi, di fronte ad un’opera «che contiene innumerevoli errori d’arte, di storia, di religione e di cultura?». E rispondono: bisognerà «incanalare in modo sereno e costruttivo la reazione di molti cattolici ben formati e praticanti che si sentiranno offesi; intensificare la catechesi; essere preparati per soddisfare, con una evangelizzazione attraente, persone finora indifferenti che proveranno la curiosità di sapere di più riguardo alla fede; lavorare con ortodossi e protestanti, perché il libro e il film offendono tutti i cristiani; e collaborare con ebrei e musulmani, perché Il Codice è una nuova manifestazione d’intolleranza contro coloro che hanno una visione religiosa del mondo».

Siamo finiti in Messico per non dover citare alte personalità vaticane che, giudicando «intollerabile» il film, hanno invitato i cattolici a «boicottarlo», disertando i botteghini. E proprio il documento dei vescovi messicani, mescolando nella sua riprovazione leggende, falsità storiche e astrusità fantateologiche, ma anche problemi serissimi, mostra una debolezza di fondo (che è poi la consapevolezza dell’immensa ignoranza biblica che – salvo importanti eccezioni – grava sui cattolici messicani. E non solo su di essi!). Facciamo due esempi. In campo esegetico, anche cattolico, varie sono le opinioni sulla consapevolezza (chiarissima, oppure incerta e progrediente?) che Gesù aveva di essere il Messia. Se poi Gesù abbia, o non abbia amato – in senso stretto – una donna (fosse essa, o no, la Maddalena), dalle Scritture cristiane non lo si può stabilire con assoluta certezza. Gli Evangeli non dicono mai che Gesù fu sposato: dunque, sembrano suggerire che era celibe. Ma quando l’apostolo Paolo (I Cor 7, 1-7) esalta il celibato, non porta a sostegno della sua tesi un motivo che sarebbe stato decisivo, e cioè che anche Cristo era celibe. D’altronde, se Gesù era anche «vero uomo», dove sarebbe lo scandalo teologico se avesse amato una donna? Oppure – sottinteso – il sesso è sporcizia e peccato, e dunque Egli lo respinse? Ma mai l’Evangelo condanna il sesso.

Per quanto poi riguarda la storia della Chiesa, è evidente che le formulazioni dogmatiche dei Concili pongono problemi (perché un conto è la fede, un conto la sua espressione); ed è un fatto che le Chiese cristiane, la cattolica e quelle della Riforma, finora non hanno fatto un rigoroso esame autocritico di come e perché, nei secoli passati, esse abbiano mandato al rogo migliaia di donne come «streghe».

Naturalmente, spiegare con onestà questi interrogativi ai «cristiani della domenica» esigerebbe una rivoluzione culturale nella stessa gerarchia ecclesiastica, e un gigantesco rinnovamento pastorale. Siccome questo è difficile, ci si rifugia in grida (simili a quelle dei governanti spagnoli, nella Milano del Seicento, contro la peste), invitando al «boicottaggio cattolico» del Codice Da Vinci. A guadagnare, ancora una volta, saranno i botteghini; a perdere, ancora una volta, una conoscenza adulta della Bibbia. E sì che questa, per chi la porta nel cuore, è mille volte più intrigante, più affascinante, più dirimente di tutti i romanzi e di tutti i codici e, incomparabilmente, più autorevole.

David Gabrielli

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