Italiano · English

Quando il razzismo cala dall’alto

Non ancora divenuto legge dello Stato, il cosiddetto «pacchetto sicurezza» ha già trovato degli entusiasti estimatori che senza perdere tempo hanno pensato di applicarlo fin da subito, segnalando alcuni pazienti immigrati irregolari. Qualche zelante – gli agenti della polizia municipale di Parma – già l’anno scorso aveva preso alla lettera le affermazioni del ministro dell’Interno Maroni: «con gli immigrati bisogna essere cattivi».

Il «pacchetto sicurezza» (ddl 2180, «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica») è ancora all’esame del Parlamento, ma per qualche zelante cittadino modello è già legge da applicare. Negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi in cui la norma che consente al medico di segnalare alle forze dell’ordine un paziente immigrato irregolare (contenuta in questo pacchetto) è stata già messa in pratica. Nel mese di aprile un senegalese «clandestino» è stato prelevato, dalla polizia, dal pronto soccorso di un ospedale di Brescia, dove si era recato per un ascesso a un dente; a Conegliano (Treviso) una donna nigeriana è passata dall’ospedale alla questura perché era senza documenti.

Ma l’episodio più clamoroso è avvenuto nel marzo scorso all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli, dove Kante Kadiatou, una donna ivoriana di 25 anni, è stata segnalata al 113 da un medico che l’ha assistita al parto, perché risultava irregolare. La donna, inoltre, è stata separata dal figlio e le è stato impedito di allattarlo nei suoi primi giorni di vita. Ricordiamo che, per legge, alle donne detenute in carcere è consentito stare con i propri neonati e di allattarli. Alla «malcapitata» donna africana, invece, è stato negato questo diritto per il «reato» di non essere in regola con il permesso di soggiorno, previsto da una legge ancora inesistente.

È dovuto semplicemente all’ignoranza di come funzionano le leggi il fatto che, ad esempio, un disegno di legge ancora in via di approvazione venga scambiato per un decreto legge operativo? Solo in minima parte! Denunciare una partoriente e poi separarla dalla sua creatura, solo perché non ha un titolo di soggiorno in Italia, è un atto di disprezzo umano: è razzismo!

Il razzismo è un male trasversale che si può annidare nel subconscio di cittadini italiani: medici, giornalisti, insegnanti, studenti, operai, casalinghe, ministri di culto, ministri della Repubblica… E lo si può riscontrare anche tra gli immigrati stessi. Per quanto si dica che l’Italia non sia un paese razzista, il razzismo in questo paese esiste ed è storicamente molto radicato: basti ricordare le leggi razziali del 1938 introdotte da Mussolini contro gli ebrei.

Oggi assistiamo ad un ritorno sistematico di questo fenomeno. È un razzismo più diffuso e più aggressivo, che gode di un’ampia legittimità istituzionale e di un consenso politico trasversale.

Nell’agenda dello Stato italiano l’immigrazione oggi è inserita nel capitolo sicurezza e ordine pubblico alla pari delle attività criminose. Ciò non fa che incrementare una percezione negativa degli immigrati nell’opinione pubblica e legittimare, di conseguenza, sempre più frequenti atti di xenofobia e discriminazione nei confronti di donne e uomini di origine straniera.

L’immigrato è percepito come un potenziale fuorilegge; un nero che passeggia in un parco pubblico, ad esempio, è un potenziale spacciatore di droga. Molti si ricordano il clamoroso caso, sollevato dalla stampa, dello studente ghanese di 22 anni – Emmanuel Bonsu – arrestato (perché scambiato per un pusher) e pestato a sangue da agenti della polizia municipale di Parma il 29 settembre del 2008. Il caso, dopo qualche timida critica e indignazione, era caduto nell’oblio. È riemerso il 14 gennaio di quest’anno quando un magistrato ha ordinato l’arresto di quattro agenti con l’accusa di: arresto arbitrario, violenza privata, falso, sequestro di persona e – peggio ancora – «discriminazione razziale e odio etnico razziale». Uno degli agenti, ora agli arresti domiciliari, si era fatto scattare una foto ricordo con il «negro» (così lo chiamavano i suoi aguzzini) con il viso contuso dalle botte. Ma non sono in tanti a sapere dell’arresto dei poliziotti. La notizia è passata in sordina perché i media – quelli che fanno ascolto e opinione – dovevano rispettare la parola d’ordine, ovvero salvaguardare l’immagine delle istituzioni.

«Con gli immigrati bisogna essere cattivi», aveva dichiarato di recente il ministro dell’Interno Maroni. Gli agenti che hanno pestato Emmanuel l’avevano capito ed eseguito in anticipo (come il medico di Napoli che ha denunciato la donna irregolare). Ma il magistrato che ha incolpato gli agenti pare che non l’abbia voluto (per fortuna) capire e non abbia voluto obbedire: non a caso la magistratura da diverso tempo è nel mirino del potere politico.

«L’iscrizione» degli immigrati nel registro dell’ordine pubblico è conseguenza di una lunga prassi politica inaugurata con la legge Turco-Napolitano che aveva, a suo tempo, istituito per la prima volta i Centri di permanenza temporanea; poi proseguita dall’attuale Bossi-Fini che ha introdotto la norma delle impronte digitali per gli immigrati, compresi i minori. E oggi il padre del cosiddetto «pacchetto sicurezza» è l’attuale titolare del dicastero dell’Interno; quello che ha imposto le impronte ai bambini Rom e Sinti, per intenderci. Il nostro ministro dell’Interno, è bene ricordarlo, è l’erede naturale alla guida di un partito – al governo – palesemente razzista: la Lega Nord.

Quindi, se il razzismo dilaga in Italia oggi è perché chi lo pratica (e sono sempre in tanti) trova sostegno nella politica dello Stato e delle sue istituzioni. C’è chi oggi osa persino rispolverare prassi segregazioniste che ricordano un passato buio non tanto lontano della storia umana, proponendo di mettere in circolazione mezzi pubblici separati per gli immigrati. Il paese che nel 1955 punì Rosa Parks, la signora nera che non aveva voluto lasciare il suo posto ad un bianco, oggi ha fatto passi da gigante nel campo dei diritti civili; il suo attuale presidente si chiama Barak Obama ed è nero. Da noi in Italia, invece, il nero, il musulmano, lo zingaro e il rumeno (per non citare che alcune delle categorie oggetto di stereotipi nell’immaginario collettivo) non avranno vita facile perché il razzismo – quello istituzionale in particolar modo, perché è più strutturato e più insidioso dell’«Obama abbronzato» – da queste parti non ha ancora detto la sua ultima parola. Prepariamoci al peggio!

Mostafa El Ayoubi

← Se la tragedia abruzzese sconfigge il «cattivismo» | Fini e Lario leader del centrosinistra? →

Website Design · HyperTextHero