Per continuare a vivere in questo paese senza vergognarsi
di Anna Maria Marlia
Mi piacerebbe sapere, se fosse possibile, come hanno votato i giovani ventenni; mi piacerebbe sapere le motivazioni di chi non ha votato; mi piacerebbe sapere perché larghe fasce operaie si sono affidate alla Lega come forza politica; mi piacerebbe sapere se le donne di sinistra si sono sentite tutelate nelle loro richieste e pensano di aver avuto sufficiente rappresentanza. Tante domande si affollano, tanti perché, nel tentativo di decifrare il difficile responso del voto.
Possibile che non si sia intuito che era difficile far dimenticare le tante delusioni dovute al governo Prodi, che era difficile spostare tutta l’attenzione da un’esperienza vissuta ad un’ipotesi nuova ma ancora tutta da costruire?
Possibile che abbiamo chiuso gli occhi sulla difficile condizione delle nostre grandi città, dove il problema della casa sta divorando le risorse delle famiglie; dove la questione trasporti è ogni giorno più complessa e invivibile; dove le baraccopoli si disfano e si rimontano come nubi di un temporale; dove l’abusivismo commerciale mette in ginocchio le piccole strutture dei negozi di quartiere, soffocandoli con una miriade di bancarelle, banchetti, camioncini; per chi hanno votato i piccoli commercianti delusi da un permissivismo così esteso? Perché a Parigi, a Lione, a Valencia, le bancarelle sulla strada non ci sono? È un segno di autoritarismo o una regolamentazione?
E tutti i lavoratori precari, da quelli dei call center a quelli del settore della ricerca, a chi avranno affidato le loro richieste, le loro aspettative che da anni e anni restano inevase?
Sono solo domande. Le risposte occorrerà costruirle con pazienza, non nel chiuso degli uffici politici ma con la gente, con i cittadini, soprattutto con le donne e i giovani, con chi vuole continuare a vivere in questo paese senza vergognarsi, ricominciando a costruire dalla grammatica quella cultura politica di cui abbiamo bisogno.
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