Molto poco e non subito
I paesi più poveri e più indebitati possono attendere: l’iniziativa – propagandata come «decisione storica» – che riguarda la cancellazione del debito, in realtà coinvolge solo una parte limitata dei paesi poveri del Sud del mondo e rischia piuttosto di risultare come una presa in giro.
Come al solito, titoli ingannevoli e indicazioni falsate sui principali quotidiani costringono a chiarire la reale portata delle indicazioni del G8 sulla «cancellazione» del debito estero del Sud del mondo. Intanto, il numero dei paesi realmente destinatari dei nuovi interventi: sono solo 18 dei 41 compresi nella lista dei paesi più poveri e più fortemente indebitati, cioè quelli che hanno finora completato la lunga procedura di alleggerimento del debito che va sotto il nome di Iniziativa Hipc avviata nel 1996. Il gruppo dei 41 rappresenta meno di un decimo del debito complessivo che opprime i paesi del sottosviluppo, quindi non siamo certo in presenza della decisione «storica» di affrontare una delle cause fondamentali dell’impoverimento progressivo di più di tre miliardi di persone.
Ai 18 paesi che in obbedienza alle norme del Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno privatizzato i loro enti pubblici, tagliato le spese sociali, licenziato dipendenti pubblici, liberalizzato le importazioni e i movimenti di capitali, in particolare i profitti delle multinazionali, dovranno essere cancellati debiti per 17 miliardi di dollari al loro valore attuale (erano 40 quando sono stati concessi i crediti nell’arco di oltre 40 anni). Questa cancellazione permetterà ai paesi interessati di disporre di un miliardo di dollari all’anno di risorse che potranno destinare a spese sociali utili per lo sviluppo, ben poca cosa rispetto ai 7 miliardi che sarebbero necessari per la sola lotta all’Aids! Non va dimenticato che altri 9 paesi potrebbero completare il percorso dell’Hipc nel prossimo biennio e che il G8 non ha escluso che ulteriori paesi potrebbero rientrare in questa categoria di interventi ma impiegherebbero almeno 6 anni per rispettare le condizioni del cosiddetto «aggiustamento strutturale» imposto dal-l’Fmi. Ma le massime preoccupazioni nascono dalle indicazioni del G8 su come finanziarie queste operazioni di parziale cancellazione. Intanto si può notare che l’accordo riguarda soltanto tre istituzioni multilaterali, l’Associazione per lo sviluppo internazionale (Ida) della Banca mondiale, la Banca africana di sviluppo e l’Fmi, mentre restano esclusi organismi internazionali come la Banca interamericana di sviluppo e numerose banche regionali. Vi è quindi il rischio che le risorse derivanti dalla cancellazione possano essere usate per pagare altri enti creditori. Ma il testo dell’accordo prevede che le banche internazionali sopra ricordate possono ridurre i loro aiuti ai paesi che vedranno ridurre il loro debito e soprattutto dovranno ricevere contributi addizionali dai paesi ricchi in modo da aiutarle a sostenere gli oneri della cancellazione.
In pratica, invece di pensare ad aumentare le risorse necessarie ai paesi più poveri, di cui tanto spesso si parla senza adottare misure concrete, i paesi donatori hanno deciso di garantire al massimo le istituzioni finanziarie internazionali prevedendo contributi addizionali ai loro fondi di dotazione; poi hanno previsto che eventuali nuovi aiuti concessi ai paesi poveri saranno subordinati ai «sistemi di allocazione esistenti presso l’Ida e la Banca africana di sviluppo fondati sulla performance», cioè sui buoni risultati ottenuti dalle loro politiche di lotta alla povertà ma anche sui loro comportamenti verso la corruzione, sul buon funzionamento del sistema giudiziario e così via.
Poi l’accordo parla dell’Fmi, non per indicare la necessità della cancellazione dei suoi crediti verso i paesi più poveri (che rappresentano la metà degli interessi sul debito pagati annualmente da questi paesi) e nemmeno per ventilare la possibilità di vendere parte delle sue riserve in oro, come richiesto da tempo dalle campagne per la cancellazione del debito, ma solo per affermare che «i costi saranno affrontati tramite l’uso delle risorse esistenti del Fondo e senza minare la sua capacità finanziaria». Inoltre nello stesso paragrafo si invitano i paesi donatori a fornire contributi addizionali e si chiede ai paesi produttori di petrolio di fornire contributi volontari per un nuovo fondo fiduciario volto a sostenere i paesi colpiti dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime.
Per concludere, si può solo ricordare che le indicazioni del G8 finanziario dovranno essere confermate nel prossimo vertice politico di Gleneagles dal 6 all’8 luglio e negli incontri del Fondo e della Banca mondiale di fine settembre, mentre resta ancora fuori da ogni modifica la quota del debito rappresentata da creditori privati, banche e imprese, che rappresenta oltre il 60% degli oltre 2500 miliardi di debito complessivo dei paesi del Sud del mondo.
Alberto Castagnola
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