Laicità, questa sconosciuta
A settembre si sono svolti a Torino due eventi apparentemente molto diversi, ma per certi aspetti «comunicanti»: «Torino spiritualità» e una manifestazione organizzata dalla Consulta torinese per la laicità delle istituzioni.
«LaiCittà». Parola di fantasia creata per raccontare due eventi avvenuti a Torino il 23 settembre scorso. Due parole unite, due termini significativamente vicini: laicità e Città. Quel giorno sulle rive del Po due manifestazioni importanti, apparentemente in contrasto tra loro, ma solo ad un occhio distratto, facevano da cornice ad una splendida giornata di sole. Nella suggestiva piazza Carlo Alberto, quella domenica, si chiudeva una delle più lodevoli iniziative spirituali italiane: «Torino Spiritualità». Cinque giorni di incontri e dibattiti tenuti da filosofi, esponenti delle diverse confessioni religiose, laici e docenti universitari.
L’apertura di quest’anno, per capire meglio la portata dell’evento, era affidata a una donna iraniana, Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace. Il tema centrale di quest’anno era «Corpo e spiritualità». Sempre quel giorno le strade di Torino si coloravano di altrettanta viva partecipazione per la manifestazione che ha visto scendere in piazza diverse organizzazioni della società civile per promuovere la laicità delle istituzioni, tra le quali anche centri collegati a Chiese di diverse denominazioni; l’incontro era organizzato dalla Consulta torinese per la laicità delle istituzioni. Nel suggestivo cortile di Palazzo Carignano padre Enzo Bianchi regalava una interessante lezione su «Il corpo sofferente» e il silenzio degli astanti veniva interrotto da alcuni colpi di cannone e dal grido di battaglia dei bersaglieri in memoria della breccia di Porta Pia (il 20 settembre 1870 l’annessione di Roma al Regno d’Italia decretò la fine del plurisecolare Stato pontificio); e la piazza unita, nel 137° anniversario dell’evento, a gran voce inneggiava: «viva la laicità!». Tutto quel rumore veniva «contestato» silenziosamente dagli organizzatori di «Torino spiritualità» e dall’altra i manifestanti laici «osteggiavano» rumorosamente l’iniziativa spirituale. Un occhio attento poteva constatare che i due eventi si muovevano congiuntamente e con il desiderio di promuovere e sostenere la necessità di uno Stato laico e a tutela delle diversità in una società plurale quale quella italiana. Il mosaico di fedi di «Torino spiritualità» si incontrava all’insegna del dialogo e riconosceva, proprio nella diversità, la necessità di vivere insieme la polis attraverso le leggi che la determinano e i diritti individuali e sociali che ne derivano; lo stesso avveniva in piazza con l’energia del Comitato pro laicità. Mi viene in mente – e il programma di Rai Tre, Blob, lo ha recentemente riproposto con un frammento – il vecchio film con Peppone e Don Camillo: due segmenti sociali e politici che devono necessariamente convivere. Nel filmato si vedono i protagonisti intraprendere una sfrenata corsa in bicicletta per primeggiare. Nelle immagini si vede, tuttavia, che l’uno aspetta l’altro, reciprocamente, senza approfittare dei momenti di affanno e difficoltà, per giungere all’arrivo insieme, in fondo il loro obiettivo è comune. Insomma: dialogo e collaborazione tra istituzioni laiche e comunità (al plurale) di fedi.
Questo è lo spirito che auspichiamo animi il cammino del neonato Partito democratico. Il traguardo dev’essere necessariamente l’autentica laicità delle istituzioni. Vi sono certamente opinioni differenziate sul Pd al nostro interno e tra i nostri lettori: alcuni ritengono che l’operazione comporterà, a lunga gittata, la totale scomparsa delle ragioni che avevano animato i Ds. Altri, invece, giudicano positivo l’approdo politico costituito dal Pd, dove il nuovo partito potrebbe essere il volano di una profonda, ampia, benefica trasformazione della vita politica italiana. In tal senso, la decisione dei vertici di Ds e Margherita di affidare al popolo il battesimo laico del nuovo partito, e del suo segretario; e, poi, l’amplissima partecipazione popolare alle primarie del 14 ottobre – un evento che non ha precedenti nella storia dell’Occidente – sono la prova e la controprova che si è imboccato un cammino politico nuovissimo, tale da fare da spartiacque, in Italia, tra un «prima» e un «dopo» questa inedita, pacifica e gloriosa «Rivoluzione d’Ottobre» 2007.
Soprattutto una questione, a nostro parere (per la sensibilità connaturata alla piccola impresa di Confronti), dimostrerà se il Pd dà senso alla novità di cui si afferma portatore: la vigile difesa della laicità dello Stato democratico, il che significa l’impensabilità che opinioni e pressioni delle gerarchie cattoliche (autodefinitesi le uniche vere interpreti della «legge naturale») possano determinare la scrittura e l’approvazione delle leggi dello Stato. In parole semplici: se normative come quella sui Dico, o sul testamento biologico, o altre ancora sul fronte della bioetica, saranno varate solo e se otterranno l’_imprimatur_ del Vaticano e della Conferenza episcopale italiana, allora il Pd sarà stato un aborto, e non un frutto maturo di un partito che intende guidare un’Italia laica e democratica, ove convivono differenti opinioni, religioni, ideologie, nessuna delle quali, ancor meno nelle sue opinioni bioetiche, può essere imposta a tutti come privilegiata e normativa.
Gian Mario Gillio
← Costruire speranza e convivialità | La scommessa della pace riparte dal basso →