La secessione è già cominciata
La Lega è riuscita ad imporre la «sicurezza» come tema centrale del governare. Usa la parola – che significa proteggere i cittadini – come password per dire «caccia agli immigrati».
Già direttore de «l’Unità», Colombo è attualmente deputato del Partito democratico.
Accade ogni tre o quattro settimane che l’onorevole Bossi – padre sfortunato di un giovane renitente a qualunque forma di scuola o di cultura, ma leader fortunato di un partito arbitro assoluto del potere di Berlusconi – faccia riferimento alle armi. In particolare a fucili oliati e pronti, che sarebbero prontamente impugnati dalle mani dei volontari leghisti in caso di delusione. «Non vi preoccupate, è tutta scena», ci rassicurano in tanti, sia da destra che da sinistra. L’invocazione delle armi è sempre un simbolo pericoloso nell’immaginario collettivo della vita politica. Però è vero. Bossi e i suoi non hanno bisogno dei fucili. Dispongono della forza che mantiene il presuntuoso uomo di Arcore al potere. Non sono i suoi voti che gli danno la maggioranza. Sono i voti della Lega. La Lega è in condizione di esigere e di incassare. E – come nelle rapine in villa – la Lega non si accontenta del versamento spontaneo, non crede alla frase disperata «è tutto quello che posso darvi». I rapinatori continuano a tormentare l’ostaggio, sicuri di ottenere di più. Nessuna esitazione per gli atti di intimidazione e di vandalismo, che servono a creare il clima giusto per il cedimento totale.
La Lega ha preteso e ottenuto molto dall’Italia repubblicana fino a questo momento; al punto che funzionari perbene, rispettabili e non dimenticabili servitori dello Stato, hanno perso il posto piuttosto che accettare di compiere atti ignobili (come il prefetto di Roma – Mosca – che ha detto uno dei pochi e coraggiosi «no» nell’intera storia della amministrazione pubblica italiana alle impronte digitali da prendere ai bambini rom). La Lega è riuscita ad imporre la «sicurezza» come tema centrale del governare. Usa la parola – che significa proteggere i cittadini – come «password» per dire «caccia agli immigrati». Ha dato il via da un lato allo spettacolo umiliante di soldati italiani – imbarazzati dall’assetto e dalle armi da guerra – che pattugliano le strade di Roma, già affollate di polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardie forestali. E dall’altro a una serie di spregevoli atti di razzismo, che non hanno precedenti in Italia, e dei quali ogni solerte telegiornale e ogni intimidito quotidiano dice: «Sono eventi isolati». E persino quando un diciannovenne nero, cittadino italiano, viene ucciso a bastonate al grido di «sporco nero» si afferma senza imbarazzo che «non è razzismo». Bossi tiene alta la guardia, la mobilitazione, il fervore del suo gruppo xenofobo, che in nessun paese democratico potrebbe far parte del governo (quattro ministri chiave in Italia). Ma sa che la secessione è già cominciata. La Repubblica è intimidita e ferita; la Costituzione offesa e ignorata, prima ancora di essere mutilata (com’è nei progetti annunciati); i sindaci-sceriffi esercitano odiosi poteri inventati da cervellotiche ordinanze; le ronde (vietate in tutto il mondo civile) sono già arbitrarie milizie volontarie.
Il pericolo è grande, il rischio che la Repubblica si sfaldi è vicino. Qualunque democratico dovrebbe invocare la difesa della Costituzione. Adesso. Subito
Furio Colombo
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