In piazza contro i diritti degli altri
L’argomento più usato dalle gerarchie cattoliche nella loro crociata contro i Dico è la difesa della famiglia «naturale», l’unica possibile. Ma cosa significa questo in concreto, nell’Italia del 2007? La Chiesa cattolica sembra vivere in un altro mondo, lontano dalla realtà di una società contemporanea che sfugge sempre più alla sua comprensione.
Il «Family day» (ma perché non dire «Giorno della famiglia»?) ha diviso il paese: due piazze, non molto lontane l’una dall’altra, a significare l’Italia divisa. Chiare alcune motivazioni, ambigue le altre.
Chiara, chiarissima l’opposizione cattolica ai Dico. O meglio: della gerarchia cattolica, se è vero che la spaccatura attraversa tutto il mondo cattolico, parrocchie comprese. Chiara anche l’opposizione cattolica ai diritti degli omosessuali.
Ambigua, invece, la debole difesa dei Dico da parte delle forze di governo: troppo centrosinistra era presente a piazza san Giovanni (niente centrodestra, invece, a piazza Navona).
La questione dei Dico si è trasformata in un dibattito sulla laicità dello Stato e della società. Così ha voluto la gerarchia cattolica (Vaticano, Ruini, Bagnasco) ma, a tutt’oggi, con risultati incerti e contraddittori.
A questo punto, al di là del chiasso di questo periodo, ci possiamo e dobbiamo chiedere quali siano stati gli argomenti cattolici e quale potrebbe essere il futuro dello scontro. Uno l’argomento principale. Praticamente unico. Per la gerarchia cattolica la famiglia è una sola, quella «naturale». Tutta la forza – e la debolezza – dell’argomento in questo aggettivo. Poteva valere – forse – in un mondo unificato da una legge «naturale», dettata non da un vangelo, ma dalla stessa natura umana della quale il Vaticano si faceva promulgatore e difensore. Una famiglia, quella cattolica, per tutti e sempre. Poteva funzionare – forse – prima di Cristoforo Colombo e della scoperta dei nuovi mondi e delle nuove culture. Oggi perfino i vescovi dicono che in Africa valgono diversi tipi di famiglie. E qui da noi basta uno sguardo alle statistiche. I diritti legati ai Dico già esistono, senza bisogno di legittimazioni ufficiali. La gerarchia cattolica sembra che viva in un altro mondo, lontano dalla realtà.
Così oggi. E domani? Le previsioni parlano di un cattolicesimo spaccato. Una gerarchia sempre più legata alla destra più o meno berlusconiana e ai vantaggi che gliene derivano; un clero sempre più incerto, con le associazioni sempre più distinte dal tessuto delle parrocchie e con la formazione cattolica dei giovani sempre più debole e incerta.
Previsioni certamente non rosee e che la rigidità del nuovo papa sembra rendere più incerte di giorno in giorno.
L’eredità felice del Concilio Vaticano II sempre più sfumata, mentre l’insistenza sulla famiglia «naturale» e contro i Dico non sembra proprio in grado di rendere più serena – e neppure più cristiana – la vita degli italiani.
Filippo Gentiloni
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