Il Governo accelera sulle Intese
Il Consiglio dei ministri ha approvato sei nuove Intese più due modifiche a Intese già in vigore. Dopo la firma del presidente del Consiglio e dei responsabili delle confessioni, la parola passerà al Parlamento per l’approvazione. Prosegue intanto il percorso che dovrebbe portare finalmente ad una legge sulla libertà religiosa.
Forse siamo ad una svolta decisiva per l’attuazione del dettato costituzionale a proposito dei rapporti con le confessioni religiose diverse dalla cattolica. Il 21 febbraio scorso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta ha posto la sigla su sei nuove Intese e due modifiche a Intese già in vigore. Malgrado una crisi di governo sopraggiunta, il sette marzo i medesimi provvedimenti sono stati approvati dal Consiglio dei ministri. Seguirà ora l’atto formale della firma tra il presidente del Consiglio e i responsabili dei vari enti di culto interessati e poi i relativi disegni di legge saranno presentati alle Camere per l’approvazione.
Si tratta di un fatto veramente significativo per vari motivi. In primo luogo le Intese di cui si parla raddoppierebbero quelle finora entrate in vigore, a distanza di dodici anni dalle ultime due approvate dal Parlamento nel 1995 e di cui proprio io sono stato relatore alla Camera. In secondo luogo tra esse ve ne sono due relative a religioni non appartenenti al ceppo giudeo-cristiano, cioè quella con l’Unione buddhista italiana e con l’Unione induista. Ve ne sono due che si riferiscono a nuovi movimenti religiosi di matrice cristiana come testimoni di Geova e Mormoni che riguardano essenzialmente molte migliaia di cittadini italiani. Altre due con la Chiesa ortodossa in comunione con il Patriarcato di Costantinopoli e con la Chiesa apostolica in Italia di chiara natura protestante. Si affaccia così in Italia una confessione religiosa, quella ortodossa, che conta varie centinaia di migliaia di immigrati.
Quando queste Intese potranno entrare in vigore si sarà operato un naturale passo avanti verso l’attuazione del III Comma dell’Art. 8 della Costituzione a 59 anni di distanza dall’entrata in vigore della Carta fondamentale dello Stato. Particolarmente grave è stato l’inconveniente lamentato da due di queste Intese, quella con i testimoni di Geova e quella con l’Unione buddhista, già approvate dal governo D’Alema nel 2000 e poi non ratificate dal Parlamento, si tratta di una vera inadempienza del nostro Stato, dovuta essenzialmente a due cambi di legislatura che hanno poi reso necessario l’adeguamento delle norme previste ai mutamenti legislativi intervenuti nel frattempo, tra cui anche il passaggio dalla lira all’euro. Di fronte a questi due enti di culto la Repubblica italiana non ha onorato un impegno preso dal governo dell’epoca.
Proprio questa vicenda ci induce ad essere prudenti nel prevedere quando potranno entrare in vigore tutte queste Intese. La situazione politica è, infatti, ora più complessa che nella tredicesima legislatura, quando i due testi citati sopra furono esaminati dalla commissione Affari costituzionali della Camera senza giungere a un’approvazione. Il Governo ha tra l’altro una maggioranza molto esile al Senato ed è auspicabile che si crei uno schieramento bipartisan di fronte a norme che realizzano il dettato costituzionale e che sono state approvate dai funzionari di tutti i ministeri interessati, oltre a riguardare enti che già godono del riconoscimento come ente di culto.
È comunque un fatto notevole che la reiscrizione dei testi sia avvenuta in un tempo abbastanza ristretto (nove mesi dall’entrata in carica del governo Prodi). La rapidità del passaggio dalla sigla del sottosegretario all’approvazione del Consiglio dei ministri sta poi a dimostrare che questa volta il governo fa sul serio e si spera che il Parlamento nelle sue varie componenti sia ugualmente determinato.
Naturalmente anche quando queste Intese saranno approvate si tratterà di un successo solo parziale perché l’elenco degli enti religiosi che richiedono l’Intesa è molto lungo e interessa quasi due milioni di residenti in Italia (soprattutto immigrati) e varie migliaia di cittadini.
Sono persuaso che la via indicata dall’articolo 8 della Costituzione abbia il vantaggio di costituire un patto tra lo Stato che riconosce diritti e le confessioni religiose che a loro volta si assumono responsabilità e quindi sia utile per entrambi gli enti e in generale per la società.
In particolare vi è il problema dei musulmani e anche quello di molti ortodossi provenienti dall’Europa orientale, cristiani monofisiti dell’Egitto, dell’Etiopia e dell’Eritrea, Nestoriani dell’Iraq, evangelici dell’America latina, della Corea e dell’Africa meridionale; e l’elenco potrebbe essere lungo.
Per questa ragione è anche importante che la Commissione Libertà religiosa del Consiglio dei ministri abbia presentato al Governo la bozza di un disegno di legge sulla libertà religiosa che possa essere discusso dal Parlamento insieme alle proposte di legge già presentate e su cui si è già svolta la discussione generale. Infatti questa legge, oltre a garantire la libertà di coscienza, di pensiero e di religione di chi non ha ancora le Intese, potrà facilitare l’iter di queste ultime e consentire l’abrogazione di quelle leggi sui culti ammessi del 1929-30 che sono il retaggio di un certo momento storico, che speriamo possa essere finalmente archiviato per sempre.
Domenico Maselli
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