Il coraggio di scegliere
Molti possono essere tentati dall’astensione sui quattro referendum per non correre il rischio di «sporcarsi le mani» con questioni dove entrano in gioco valutazioni complesse, naturalmente soggette a errori. Ma astenendosi non si «sceglie di non scegliere», al contrario si sceglie di confermare e approvare una pessima legge, piena di divieti e contraddizioni.
Da sempre si sono cercati criteri oggettivi per le azioni umane e da sempre la filosofia si è spaccata in due campi contrapposti: criteri certi esistono per gli uni, mentre per molti altri derivano dall’esperienza.
Andare a votare per i quattro referendum significa partecipare a una ricerca di criteri per le nostre azioni, certi o meno certi, ma comunque possibili. Astenersi vuol dire non partecipare, abdicare a una possibilità e, nel caso specifico, avallare in ogni dettaglio la legge 40. Ora molti parlamentari che hanno votato questa legge ci dicono che sono propensi ad abrogare certe sue parti. Forse era meglio abrogarla interamente e ricominciare da capo. Andare a votare significa comunque partecipare alla decisione comune, dopo essersi fatti un’idea approfondita degli ideali e degli elementi di fatto.
La fecondazione eterologa (non spiego che cosa sia, perché presumo che a quest’ora tutti lo sappiano) riguarda la scelta di un numero limitato di coppie, le quali, per loro ragioni, potrebbero farne uso. A che pro vietarla? Che cosa si salvaguarda? Che cosa si teme? Si teme che il bambino che nasce un giorno voglia sapere chi è il suo «vero» padre o la sua vera madre. Gliene importerà molto? Forse sì, forse no. Sarà in grado di capire che chi l’ha allevato è il suo padre «vero», mentre le tecniche del suo concepimento importano meno? Penso di sì. Non capita forse a tutti, in un modo o nell’altro, di dover dare maggior peso alla propria autonoma personalità, piuttosto che ai genitori o ad altri condizionamenti di ogni tipo? In ogni caso il divieto assoluto appare sproporzionato.
Resta la questione dell’embrione. La più delicata. Essa è risolta in vari paesi ammettendo che almeno la ricerca possa valersi degli embrioni detti «soprannumerari» (ora congelati, in ogni senso del termine). Ma questo non è scontato. L’attuale legge lo vieta e Kant ci insegnerebbe come «l’umanità nella nostra persona debba essere sacra per noi» e non possa (neanche da Dio, aggiunge Kant) essere ridotta a mezzo (Critica della ragion pratica, I, 2, 2, § 5). Ma rientra l’embrione in questa definizione? Dobbiamo valutare se il rispetto sacro per l’umanità della nostra persona valga in modo assoluto, confrontato con i vantaggi che la ricerca sulle cellule staminali embrionali (secondo molti scienziati) potrà portare. Ora è molto difficile accordare all’embrione congelato quel rispetto assoluto dell’umanità della nostra persona. Si può certamente fare, ma è doveroso, nello stesso tempo, considerare il peso che ha il rispetto assoluto delle persone coinvolte e dei malati che possono sperare di essere aiutati da tale ricerca, a fronte di cellule (sia pure contenenti geni individuali).
Vi sono scelte da fare e occorre assumersi responsabilità. L’essere umano non è chiamato a salvare la coscienza, ma a risolvere problemi complessi. Non vi è un solo criterio assoluto, dal quale tutto dipende, ma si deve tener conto di criteri diversi, a volte opposti. Il campo etico è un campo di valutazioni ponderate da cui nessuno esce con le mani pure. Non vale mettersi al riparo di un solo principio, quasi che non si sia esposti alle domande inquietanti che sorgono da altri principi, da altre considerazioni. Lo fanno a priori soltanto gli ipocriti.
Negli evangeli come nel messaggio di molte religioni si presenta un Dio misericordioso. Il Dio misericordioso è quello che rende possibile la scelta entro un ambito umano, senza mettere nessuno con le spalle al muro. L’unico modo di uscire dalle contraddizioni è fare la scelta più umana, senza timore di infrangere la legge astratta che si basa sul principio assoluto. La scelta è opinabile, dunque, e continuerà ad esserlo. Proprio per questo è umana. Ponderare la scelta è umano. Vanno incontro a crisi e disillusioni soltanto coloro che si vogliono dare una corazza di perfezione. Per il credente la scelta è umana, rischiosa, ma non delude, se è presa con cognizione di causa, nell’ambito di criteri umanamente sostenibili. Tutto ciò impone certo la valutazione di criteri. La mancanza di criteri assoluti non significa l’assoluta mancanza di criteri. Ma nell’impiego di criteri si deve procedere assumendo responsabilità (quindi votando) e non rimettendole ad altri.
Votare sì per permettere la ricerca sulle cellule staminali embrionali (ammesso che questa strada sia scientificamente fruttuosa, ma su questo non posso dire nulla che non abbiano già detto numerosi scienziati) è un gesto coerente con la visione dell’etica che abbiamo esposto. Non possiamo chiedere alla natura di decidere per noi, né prendere un dato di fatto naturale e trasformarlo in criterio unico (addirittura divino, per alcuni), cui sacrificare ogni altra considerazione scientifica o etica.
Sergio Rostagno
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