Diritto concesso, diritti negati
Chiedere asilo in Europa diventa sempre più difficile, si va verso una sempre maggiore chiusura delle frontiere esterne all’Unione europea. E il nostro paese resta ancora l’unico, nella Ue, senza una legge organica sul diritto di asilo. Il caso del cittadino afghano a cui è stato rapidamente concesso l’asilo politico in Italia poiché rischiava la pena di morte per essersi convertito al cristianesimo, è purtroppo la classica eccezione che conferma la regola. Di Lecce è direttrice del Servizio rifugiati e migranti della Fcei.
La vicenda di Abdul Rahman, il cittadino afghano che, convertitosi dall’islam al cristianesimo, è stato arrestato con l’accusa di apostasia, e ha rischiato di essere condannato a morte in base alla legge islamica in vigore in Afghanistan, ha suscitato numerose reazioni e pressioni sul governo di Kabul a livello internazionale, nonché numerosi appelli – compreso quello del papa – affinché il prigioniero fosse liberato.
La comunità internazionale, che gioca un ruolo fondamentale nel processo di ricostruzione in Afghanistan, paese devastato da anni di guerra, si è dunque mobilitata per richiamare il rispetto dei diritti umani fondamentali, e in particolare l’Italia, che dal 2001 ha il ruolo-guida nella riforma della giustizia afghana, si è adoperata alacremente per giungere a una soluzione positiva del caso. E così ad Abdul Rahamn, con un’operazione rapidissima, è stato concesso l’asilo politico in Italia secondo l’art. 1 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951.
In seguito alla conclusione positiva del caso del cittadino afghano, a cui è stato giustamente riconosciuto un diritto fondamentale, viene da chiedersi a che punto è il processo di democratizzazione in corso in Afghanistan, la cui Costituzione del 2004 richiama la Sharia, ma anche i trattati e le convenzioni internazionali che ha sottoscritto, inclusa la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. Ma è importante chiedersi, allo stesso tempo, come stanno le cose in Italia e in Europa quando parliamo di diritto di asilo
Secondo le ultime stime contenute nel rapporto dell’Acnur (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), nel 2005 il numero delle domande di asilo in 50 paesi industrializzati è diminuito sensibilmente,divenendo il più basso degli ultimi venti anni.
Il dato è inquietante, perché a questa forte diminuzione delle richieste di asilo non corrisponde una diminuzione dei motivi che stanno alla base: guerre, catastrofi, violenze e persecuzioni.
Chiedere asilo in Europa, che da sempre ospita soltanto una piccolissima percentuale dei rifugiati nel mondo, diventa sempre più difficile e le politiche europee si orientano pericolosamente verso la chiusura delle frontiere esterne alla Ue scivolando sempre più verso la negazione dei diritti umani fondamentali.
Ai continui sbarchi sulle coste siciliane, in particolare a Lampedusa, spesso sono seguiti rimpatri forzati di centinaia di migranti che, dopo lo sbarco sono stati respinti in Libia, senza che essi siano informati sui loro diritti fondamentali, tra i quali il diritto di chiedere asilo nel nostro paese. Tra le persone espulse vi sono spesso potenziali rifugiati, persone in fuga da persecuzioni o da situazioni di violenza, ai quali viene negato il diritto di chiedere asilo e protezione in Italia, diritto garantito dall’art. 10 della Costituzione italiana oltre che dai trattati internazionali.
La questione dei diritti umani è cruciale nel complesso panorama internazionale, ed è questione che tocca tutti i paesi. Se vogliamo che l’Afghanistan rispetti gli standard internazionali ed intraprenda una riforma giudiziaria seria – l’Italia è il maggior finanziatore del progetto di riforma della giustizia in quel paese – allo stesso tempo desideriamo che l’Italia, unico paese dell’Unione europea senza una legge organica sul diritto di asilo, possa colmare questa lacuna e superare l’attuale frammentarietà e discrezionalità in materia di diritto di asilo.
Chiederemo anche al nuovo governo, come abbiamo fatto con tutti quelli precedenti, un impegno forte nella difesa e nel rispetto dei diritti umani fondamentali di chi li vede violati prima nel proprio paese e poi nel nostro, affinché la cultura dei diritti umani, di cui andiamo tanto orgogliosi (tanto da volerli esportare), non diventi retorica dei diritti. E perché il diritto di asilo non venga scambiato per un privilegio.
Franca Di Lecce
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