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Con i valdesi si riapre la stagione delle Intese

Approvata in commissione Affari costituzionali, passa ora all’esame della Camera il disegno di legge per la revisione dell’Intesa con la Tavola valdese che prevede l’accesso al meccanismo di ripartizione delle quote dell’8 per mille non espresse dal contribuente.
Ceccanti è costituzionalista e senatore del Partito democratico.

Sono stato relatore per l’approvazione del disegno di legge concernente l’Intesa con la quale la Tavola valdese potrà partecipare – con riguardo al riparto della quota dell’8 per mille del gettito Irpef – all’ulteriore riparto delle somme risultanti dalle scelte inespresse assegnate in proporzione a quelle effettuate dai contribuenti, avvenuta in sede legislativa in commissione Affari costituzionali il 18 marzo scorso, che ora va alla Camera per l’ulteriore passaggio, credo scontato. È stato un voto importante per due ragioni.

La prima, e più evidente, è che si riapre la stagione delle Intese nel segno di una maggiore uguaglianza di trattamento. Cosa che lascia ben sperare sia per gli aggiornamenti delle Intese che sono già stati concordati col governo, sia per l’ampliamento delle confessioni con Intesa, e non solo per quelle con cui i governi hanno già trattato.
Il problema di un’Intesa con i musulmani diventa sempre più ineludibile: non c’è nessuna difficoltà pratica, anche tra quelle più serie, che non possa trovare opportune soluzioni. Penso che occorra preparare sul piano culturale questo passaggio, ben sapendo che non poche saranno le resistenze e le prevenzioni.

La seconda ragione di importanza di quel passaggio parlamentare: è emersa, ed è stata momentaneamente superata, dopo uno stallo di alcune settimane, una seria difficoltà che preesisteva in modo nascosto. Ex malo bonum, potremmo proprio dire. Negli scorsi anni infatti, in modo surrettizio, si è venuta a determinare una grave anomalia: le somme che si prevede i cittadini destinino annualmente per propria libera scelta allo Stato (e che sono quindi, pertanto, una variabile dipendente e aleatoria) sono state impegnate per lo stabile finanziamento di leggi di spesa, trascurando così l’eventualità che i cittadini possano mutare il loro orientamento, per cui allo Stato non sarebbe assegnata la consueta quota parte dell’otto per mille.

Ciò, tra l’altro, ed è l’aspetto più grave perché va ad intaccare la garanzia di cui all’articolo 8 della Costituzione, scoraggia il negoziato e la conclusione di ulteriori Intese con altre confessioni religiose o anche estensioni, come quella voluta dai valdesi, alla quota delle opzioni non espresse che dovrebbe sempre più essere la regola uniforme.

Ora, ai sensi dell’articolo 47 della legge 20 maggio 1985, n. 222, lo Stato dovrebbe destinare tali risorse «a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale». Negli ultimi anni, invece, come scrive in modo puntuale Valerio di Porto, «la quota di spettanza dello Stato è stata utilizzata anche per finanziare leggi di spesa, riducendo moltissimo (fino agli 80 milioni di euro per il 2009) la somma destinata agli interventi sociali ed umanitari, trasformando quindi una somma comunque aleatoria in una copertura di spese a carattere pluriennale». Questa anomalia va rimossa e il fatto che sia chiaramente emersa consente ora di andare in quella direzione.

Dopo il completamento delle Intese, potrà ben essere ripreso il cammino per la legge generale sulla libertà religiosa, superando la datata legge del 1929 sui culti ammessi, amputata per fortuna in più punti dalla Corte costituzionale.

Il voto in Commissione sull’Intesa coi valdesi lascia sperare bene, anche se evidentemente si tratterà di un passaggio ben più complesso.

Stefano Ceccanti

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