Gli Editoriali
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La favola dell’Europa e dei 27 nani
Felice Mill Colorni
Gli europei saranno destinati a contare sempre di meno nel mondo globale, finché gli stati dell’Ue non sceglieranno finalmente di darsi un vero e proprio governo federale, come indicava Altiero Spinelli. Ma i 27 paesi membri preferiscono avere alla presidenza della Commissione europea personaggi come Barroso, che non interpretano mai il proprio ruolo come rappresentanti degli interessi comuni dell’Unione o delle ragioni dell’integrazione, ma come portavoce – se non scendiletto – dei governi statali.
Il plebiscito mancato
Adriano Gizzi
Le elezioni europee del 6 e 7 giugno – intese come votazioni per eleggere i deputati del Parlamento europeo – sono andate molto male per le sinistre nel loro complesso (il buon successo dei verdi non è riuscito a compensare le perdite dei partiti di sinistra, soprattutto quelli della famiglia socialista) e benissimo per tutto quell’arcipelago di partiti di estrema destra, nazionalisti, xenofobi ed euroscettici che spuntano ormai come funghi in tutto il continente…
Il berlusconismo come «autobiografia della nazione»
Fausto Tortora
La situazione a me pare bloccata e cristallizzata su un punto fondamentale: la centralità assoluta di Silvio Berlusconi nel sistema politico italiano. E la conseguente marginalità di ogni altro attore, individuale e collettivo, del sistema…
Dopo il 7 giugno...
Vittorio Agnoletto
Dalle elezioni europee è venuta una forte frenata alle aspettative di Berlusconi. Ma non è andato in crisi il blocco sociale e culturale che da quasi due decenni ha l’egemonia nel nostro paese, anzi si è spostato ulteriormente verso la Lega, rafforzando chi tende ad utilizzare la crisi per amplificare uno scontro tra poveri, in nome di parole d’ordine e di immaginari razzisti e xenofobi.
Obama: tra fermezza laica ed ecumenismo etico
Paolo Naso
La visita del presidente degli Stati Uniti Obama all’Università cattolica di Notre Dame dell’Indiana ci consente di fare qualche considerazione su questi primi mesi del suo mandato…
Fini e Lario leader del centrosinistra?
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Il Mensile
I Servizi
Medio Oriente. Un groviglio di problemi, speranze e contraddizioni
David Gabrielli
Nel suo viaggio in Giordania, Israele e Betlemme, il papa ha incontrato realtà, politiche e religiose, diversificate. Le sue parole e i suoi gesti hanno provocato sia applausi che sconcerto, soprattutto a Gerusalemme, la Città santa specchio di una situazione ove la pace nella giustizia non riesce a fiorire.
Il viaggio in Terra santa di Benedetto XVI era obiettivamente complesso, perché implicava aspetti religiosi e geopolitici assai differenti, seppur inscindibilmente mescolati. Perciò, per una sua valutazione – provvisoria – e per metterne in evidenza ombre e luci conviene, ci sembra, considerare distintamente i vari temi ed eventi implicati.
«Parole chiare, ma anche reticenze»
Geries Saed Khoury
Un intellettuale arabo israeliano spiega a Confronti le ragioni per le quali considera positivi e fecondi alcuni discorsi e momenti del viaggio papale, mentre d’altra parte rileva reticenze su questioni fondamentali e considera una grande, storica, occasione perduta la scelta di Benedetto XVI di non fare una tappa anche nella Striscia di Gaza.
La «stagione delle Intese» è finita?
Antonio Delrio
Quella del 2007 sembrava davvero una Primavera positiva per il pluralismo religioso nel nostro paese: erano state firmate, infatti, sei nuove Intese e due modifiche di Intese già esistenti. Ma, dopo oltre due anni, solo le due modifiche sono state approvate dal parlamento.
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