Editoriali

L’Isis nello scacchiere geopolitico

L’Isis nello scacchiere geopolitico

[ 1 ] 3 ottobre 2014 |

di Mostafa El Ayoubi
Improvvisamente il mondo ha scoperto il problema «Stato islamico» dell’Iraq, ma in realtà esso era già operativo in Siria dal 2013, quando ha occupato diverse aree del Paese. Quando i jihadisti combattono in Siria sono considerati dei combattenti per la libertà, mentre quando si espandono in Iraq sono considerati dei terroristi. E intanto i mezzi d’informazione contribuiscono ad incrementare il terrore tra l’opinione pubblica internazionale ma non aiutano a inquadrare meglio questo fenomeno.
Il macabro gesto di decapitazione dei tre giornalisti occidentali da parte dei jihadisti dell’Isis, questa estate, documentato da video postati nella rete, ha creato in seno alla comunità internazionale un forte senso di terrore e insicurezza.
A partire da giugno, e nel giro di pochi mesi, lo Stato islamico dell’Iraq e del levante, Isis (sigla inglese per indicare il movimento), rinominato in seguito Stato islamico, è diventato di punto in bianco una grande minaccia per il mondo intero.
L’approccio sensazionalista dei media al fenomeno Daesh – così viene chiamato in arabo questo gruppo jihadista – ha contribuito ad incrementare il terrore tra l’opinione pubblica internazionale.

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Fedi

Dossier «Famiglie e religioni»

Dossier «Famiglie e religioni»

[ 2 ] 2 settembre 2014 |

a cura di Gian Mario Gillio e Brunetto Salvarani
interventi di: Christian Albini, Danilo Amadei, Gianpaolo Anderlini, Luca Baratto, Bruno Bignami, Maria Bonafede, Cecilia Maria Calamani, Gianni Caligaris, Patrizia Canova, Ruggero Cavani, Giovanni Cereti, Alberto Dazzi, Antonio Delrio, Franca Eckert Coen, Maria Angela Falà, Franco Ferrarotti, Giovanni Franzoni, Antonella Fucecchi, David Gabrielli, Mariachiara Giorda, Adel Jabbar, Anna Maria Marlia, Mohamed Mohatet, Paolo Naso, Orietta Ortu, Giannino Piana, Stefano Piano, Hamza Roberto Piccardo, Luisa Pinelli, Rita Roberto, Carmelo Russo, Brunetto Salvarani, Luigi Sandri, Eugenio Scardaccione, Marta Scialdone, Odo Semellini, Debora Spini, Fabrizio Tosolini.

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Politica

Libertà religiosa: una urgenza democratica

Libertà religiosa: una urgenza democratica

[ 1 ] 3 ottobre 2014 |

di Vannino Chiti
Come sottolinea il senatore Chiti, presidente della Commissione permanente sulle Politiche dell’Unione europea, il Parlamento eletto in questa legislatura non sembra porre il tema della libertà religiosa tra le sue priorità, ma si tratta di questioni fondamentali per tutelare e rafforzare la democrazia, i diritti dei cittadini e la coesione sociale. Un’Intesa aiuterebbe anche a creare un «islam italiano».
La legge sulla libertà religiosa è indispensabile e urgente. Non solo per rafforzare una coerenza democratica, dal momento che è ancora in vigore una legge, quella sui culti ammessi, risalente al periodo della dittatura fascista, ma anche perché da diversi anni in Italia si è ampliato il pluralismo religioso. Sono presenti, oltre agli evangelici e agli ebrei, ortodossi, musulmani, buddhisti, induisti, per restare alle religioni con maggior numero di fedeli (o aderenti). Il tema della libertà religiosa viene ancora sottovalutato dalle forze politiche e rischia di esserlo nello stesso Parlamento eletto in questa legislatura, che non sembra porlo tra le sue priorità. Si tratta di questioni fondamentali per tutelare e rafforzare la democrazia, i diritti dei cittadini, la coesione sociale.

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Mondo

Ucraina: la storia che l’Occidente si racconta

Ucraina: la storia che l’Occidente si racconta

[ 0 ] 3 ottobre 2014 |

di Giulietto Chiesa
La crisi attuale – spiega a Confronti il giornalista Giulietto Chiesa, già parlamentrare europeo, fondatore del laboratorio politico-culturale «Alternativa» – non parte dalla cosiddetta «annessione» della Crimea. Che, in realtà, è stata un vero, plebiscitario pronunciamento popolare. La storia è cominciata con un colpo di Stato, avvenuto a Kiev il 22 febbraio, con il rovesciamento violento di un presidente regolarmente eletto dalla maggioranza degli ucraini. Corrotto fin che si vuole, e anche un po’ di più. Ma se dovessimo applicare questi criteri, di governanti corrotti ce ne sono stati e ce ne sono in abbondanza anche nel resto d’Europa.
Devo a un amico russo un documento molto interessante, che presto ripubblicherò in edizione integrale su pandoratv.it: si tratta di un’intervista televisiva a Vladimir Putin risalente presumibilmente al 2004, cioè ai primi anni della sua prima presidenza. Ne traggo qualche citazione testuale che ci permette di collocare precisamente in quel contesto la fine dell’idillio tra la Russia di Eltsin e gli Stati Uniti. Parlo della Russia di Eltsin perché Putin ne faceva parte così intimamente da essere stato designato come successore.
E dunque quale fu la cosa che fece terminare l’idillio? Putin discorre sui missili antimissile che gli americani volevano piazzare nella Repubblica Ceca e poi in Polonia…

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Società

Turchia: una transizione carica di interrogativi

Turchia: una transizione carica di interrogativi

[ 0 ] 3 ottobre 2014 |

di Luigi Sandri e Stefania Sarallo
Un viaggio di Confronti in un paese laico, ma massicciamente musulmano che – per la sua storia, la sua appartenenza alla Nato e la sua posizione geografica – ha un particolarissimo ruolo in Medio Oriente. I problemi da risolvere per entrare nell’Unione europea. La presenza, del tutto minoritaria, di cristiani di varie Chiese.
Se volessimo racchiudere in un’immagine il senso e il filo rosso della visita di un gruppo di Confronti in Turchia (29 agosto-7 settembre), aiutati dagli amici dell’«Istituto Tevere» – associazione di emanazione turca con sede a Roma – potremmo prendere lo skyline che, nel Corno d’oro, ingloba Santa Sofia, la Moschea blu e, assai più lontana e defilata, la torretta di un edificio situato presso il Fanar, la residenza, ad Istanbul, dei patriarchi di Costantinopoli. Scopo del nostro viaggio – come sempre per analoghe iniziative in vari paesi del Medio Oriente e dell’Europa orientale – era quello di incontrare, prima di tutto, realtà religiose, di maggioranza (musulmane) e di minoranza (cristiani di varie Chiese), in questo caso. Realtà che si trovano in un contesto storico, culturale e geopolitico che non può essere ignorato, tanto più oggi che i drammi del Medio Oriente, anche in paesi (Iraq, Siria) che confinano con la Turchia, pongono ad Ankara problemi di particolare urgenza e complessità.

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Cultura

Vivere il vangelo in minoranza. Breve storia dei valdesi a Palermo»

Vivere il vangelo in minoranza. Breve storia dei valdesi a Palermo»

[ 0 ] 15 ottobre 2014 |

Renato Salvaggio
«Vivere il vangelo in minoranza. Breve storia dei valdesi a Palermo»
Il pozzo di Giacobbe, 2005
128 pagine, 13,50 euro
Le vicende della comunità Valdese a Palermo, iniziatesi nella seconda metà dell’Ottocento, costituiscono un tassello rilevante del mosaico complessivo della storia siciliana (anche in relazione al tema scottante della mafia e dell’atteggiamento delle chiese rispetto ad essa). Tuttavia, al di là del frammento di storia “locale”, questa narrazione – scritta da un valdese con sincera partecipazione esistenziale e con grande apertura mentale verso le altre espressioni religiose – consente di esaminare da vicino un caso particolare di un fenomeno diffuso nel mondo: la condizione sociologica di ogni minoranza, costretta dalla sua stessa marginalità a cercare equilibri sempre nuovi fra la fedeltà alla propria identità e l’inserimento nel contesto socio-culturale in cui è radicata.

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Laicità

XXXV Incontro nazionale delle Comunità cristiane di base italiane

XXXV Incontro nazionale delle Comunità cristiane di base italiane

[ 1 ] 4 ottobre 2014 |

Roma 6, 7 e 8 dicembre 2014 – Casa La Salle, Via Aurelia 472
«Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi» (Lc 10,3). Povertà evangelica in una società violenta L’incontro è finalizzato alla ricerca dei vari modi per rendere concreto, oggi, il detto evangelico «La buona novella è annunciata ai poveri». Il tema della povertà evangelica torna spesso anche nelle parole e negli accenni di cambiamento di stile introdotti da papa Francesco. Ma questo annuncio e questa volontà di cambiamento vanno calati in un mondo oppresso dalle più diverse forme di violenza: da quella del sistema economico, che produce impoverimento e precarietà, nel nostro paese specialmente tra le nuove generazioni, alle diverse forme di violenza di cui sono vittime soprattutto le donne, ma anche omosessuali, minori e diverse altre categorie di persone; tutte queste espressioni di violenza possono essere riconducibili sia al modello di sviluppo capitalistico, sia, in radice, alla natura patriarcale delle nostre società.
Quindi emerge oggi anche per noi delle Comunità cristiane di base la necessità di approfondire la conoscenza delle cause, dei meccanismi e delle dimensioni dell’attuale stato di crisi sia del sistema socio-politico, sia di quello ecclesiale in cui siamo calati.

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Diritti

«Uscire dal pensiero unico neoliberale»

«Uscire dal pensiero unico neoliberale»

[ 0 ] 22 settembre 2014 |

«Uscire dal pensiero unico neoliberale è l’unica uscita giusta dalla crisi europea». Questo il titolo del manifesto approvato a Buizingen, nelle Fiandre, a conclusione del IX Incontro europeo delle Cdb che si è svolto dal 19 al 21 settembre e ha visto al presenza di un centinaio di persone provenienti da Austria, Germania, Francia, Belgio (Fiandre e Vallonia), Svizzera, Italia e Spagna (Aragona, Andalusia, Paese Basco).
«Il Vangelo ci farà liberi» è il tema del nostro IX Inconto europeo delle Cdb. Sollecitati dalla questa verità, pensiamo che il neoliberismo e il pensiero unico, come forme moderne del capitalismo, sono all’origine dell’impoverimento e della morte di milioni di persone e dello stesso pianeta, precisamente nel giorno nel quale milioni di persone si mobilitano per ricordare ai governi la nostra responsabilità nel cambiamento del clima.
«L’attuale sistema economico è ingiusto e, nella sua radice, uccide», afferma papa Francesco. «Quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?» (salmo 11). «Non si opprimeranno gli uni gli altri» (Levitico, 25).
Il pensiero unico stabilito dal Sistema è responsabile di gran parte dei mali della gente. Nel 1995 Ignacio Ramonet lo definì come «…una visione sociale, una ideologia che si pretende esclusiva, naturale, non discutibile, e che sostiene – tra le altre – queste tesi: (segue all’interno)

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