Editoriali

Il governo alla conquista della Rai

Il governo alla conquista della Rai

[ 1 ] 30 marzo 2015 |

di Vincenzo Vita
(già senatore del Partito democratico, nell’ultima legislatura Vita ha fatto parte della commissione di vigilanza Rai e si occupa da sempre di comunicazione e internet)
Il progetto di riforma radiotelevisiva di Renzi è una vera e propria controriforma: un passo indietro di quarant’anni, a prima della legge del 1975 che riformò davvero la Rai. Poi la ricerca del pluralismo degenerò nella lottizzazione, ma l’attuale progetto non affronta questo problema. Si vorrebbe una Rai sotto l’egida del «Partito della Nazione».
«Verrà un giorno…», diceva ne I promessi sposi Fra Cristoforo. E chissà se verrà mai un giorno in cui la questione della Rai assurgerà al rango di grande vicenda industriale, tecnologica e culturale. Già, perché – come sottolineò lucidamente Raymond Williams nel 1974 – la (radio)televisione è tecnologia e forma culturale. Tuttavia, speranze e profezie non trovano spazio nella concreta discussione in corso. Il disegno del governo Renzi è molto, molto di meno. Per riprendere la «leggerezza» di Calvino, si tratta di «sottrarre peso» ad annunci e descrizioni, separando la sostanza dall’accidente: il poco che rimane è limitato e terribile. Il baricentro del testo è di fatto uno solo: la conquista da parte dell’esecutivo della romana cittadella di viale Mazzini. Una vera e propria controriforma. Un grottesco (oltre che pericoloso) viaggio a ritroso nel tempo: si spostano indietro i calendari di quarant’anni.

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Fedi

In viaggio tra El Salvador e Guatemala, sulle tracce di Romero e Gerardi

In viaggio tra El Salvador e Guatemala, sulle tracce di Romero e Gerardi

[ 1 ] 17 aprile 2015 |

di Gianni Novelli
Questa non è una cronaca né tanto meno un reportage di viaggio. È solo un appunto personale e soggettivo di alcuni incontri vissuti dal sottoscritto e dal suo compagno Tonio Dell’Olio in un viaggio dal 23 marzo al 1° aprile 2015 in El Salvador e in Guatemala. Più che di un viaggio si è trattato di un “pellegrinaggio” perché deciso e svolto sulla scia di alcuni “profeti e martiri” dei nostri tempi, amati e venerati. In Salvador: trentacinque anni fa, il 24 marzo 1980, veniva assassinato l’arcivescovo monsignor Oscar Arnulfo Romero. In Guatemala il 26 aprile 1998 veniva pure assassinato il vescovo Juan Gerardi, “martir por la paz”. La motivazione di questo andare alle fonti è stata la “beatificazione” di monsignor Romero decretata quest’anno dal Vaticano con la motivazione del “martirio per la fede”. Per noi era sempre stata valida la parola del vescovo brasiliano Pedro Casaldaliga, che subito dopo l’assassinio di mons. Romero aveva scritto una bellissima preghiera a “San Oscar Romero d’America”, affermando che “il popolo ti ha proclamato santo”. Il desiderio di verificare questa “canonizzazione popolare” ci ha spinto ad affrontare le fatiche e le incognite di questo lungo viaggio, del quale vogliamo fare partecipi almeno alcuni amici.

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Politica

Le mille facce della mafia

Le mille facce della mafia

[ 0 ] 30 marzo 2015 |

di Enzo Ciconte
(docente di Storia della criminalità organizzata all’Università di Roma Tre e consulente delle Nazioni Unite)
Con l’indagine definita Mafia capitate il panorama mafioso s’è arricchito di una organizzazione mafiosa molto particolare perché è capeggiata, secondo l’accusa, da Massimo Carminati (noto esponente della destra eversiva) e composta da romani. Dopo gli arresti è subito iniziato un controcanto teso a veicolare l’idea che quella scoperta non era mafia, era soltanto un gruppo di individui abituati a chiacchierare per telefono: una mafia all’amatriciana, alla coda alla vaccinara, certo chiacchierona ma assolutamente innocua e non pericolosa. Il sospetto è che una tale tesi nasconda la convinzione, un po’ razzista, che non ci può essere mafia se non è formata da siciliani, calabresi, campani o pugliesi. Il panorama mafioso è davvero cambiato negli ultimi anni, e in segmenti significativi. Ad esempio, è certo che Cosa nostra sta attraversando un periodo di forte difficoltà. La difficoltà nasce dal fatto che è clamorosamente fallita l’operazione stragista, quella che ha portato tra il ‘92 e il ‘94 ad insanguinare la Sicilia con le stragi di Falcone e Borsellino e poi quelle di Roma, Milano e Firenze.

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Mondo

A cent’anni dal genocidio degli armeni, polemica fra il papa e il governo turco

A cent’anni dal genocidio degli armeni, polemica fra il papa e il governo turco

[ 0 ] 14 aprile 2015 |

di Luigi Sandri per Confronti/Riforma
Grande giornata armena, a Roma, il 12 aprile: papa Francesco ha ricordato ufficialmente il centenario del Metz Yeghern (il Grande Male), cioè l’inizio del genocidio del popolo armeno nell’impero ottomano, cominciato il 24 aprile 1915. Il pontefice ha celebrato messa nella basilica vaticana, insieme al patriarca cattolico di Cilicia degli armeni, Nerses Bedros XIX Tarmouni; ad essa hanno assistito Karekin II, supremo patriarca e catholicos di tutti gli armeni, e Aram I, catholicos della Grande Casa di Cilicia (di Antélias); presente anche il presidente dell’Armenia, Serz Sargsyan. Poi Francesco ha ricevuto tutte queste personalità, consegnando loro un apposito messaggio, nel quale ricordava: «Un secolo è trascorso da quell’orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo… Il vostro popolo, illuminato dalla luce di Cristo e con la sua grazia, ha superato tante prove e sofferenze, animato dalla speranza che deriva dalla Croce… Questa fede ha accompagnato e sorretto il vostro popolo anche nel tragico evento di cento anni fa che “generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo” (come afferma la Dichiarazione comune firmata da Giovanni Paolo II e Karekin II il 27settembre 2001, a Etchmiadzin, la città santa degli armeni, vicino a Erevan)».

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Società

Da Lutero a Hitler: nessuna continuità

Da Lutero a Hitler: nessuna continuità

[ 1 ] 2 aprile 2015 |

intervista a Daniele Garrone
(professore di Antico Testamento alla Facoltà valdese di teologia di Roma)
«La Riforma si scostò dall’ostilità antiebraica basata sulle accuse agli ebrei di portare la peste, di rapire e uccidere bambini cristiani, di profanare ostie. Non diminuì, invece, l’avversione teologica all’ebraismo. La polemica di Lutero si sviluppò e crebbe di toni intorno al problema dell’interpretazione dell’Antico Testamento».

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Cultura

Heidegger anno zero

Heidegger anno zero

[ 1 ] 30 marzo 2015 |

intervista a Donatella Di Cesare
(docente di Filosofia teoretica all’Università La Sapienza di Roma, Di Cesare si è appena dimessa dalla vicepresidenza della Martin-Heidegger-Geselleschaft)
L’uscita dei primi due volumi dei «Quaderni neri» ha riaperto le polemiche sulle posizioni antisemite del filosofo tedesco. Avviamo qui una riflessione, che proseguirà anche nel prossimo numero, sul ruolo che l’antisemitismo e l’antigiudaismo hanno giocato nella tradizione secolare e religiosa dell’Occidente fino ai nostri giorni.
Sono usciti in Germania sotto la cura di Peter Trawny i primi due volumi dei «Quaderni neri» (QN) di Martin Heidegger, il filosofo punto di riferimento della filosofia del Novecento considerato uno dei maggiori di sempre.
Tra gli scritti appena editati ci sono passaggi che riguardano gli ebrei, e questo ha riacceso il dibattito sul coinvolgimento del filosofo di Meßkirch col nazismo, e del ruolo dell’antisemitismo nella tradizione del pensiero e della filosofia occidentali. Abbiamo intervistato Donatella Di Cesare, autrice del volume Heidegger e gli ebrei (Bollati Boringhieri, 2014).

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Laicità

Ci risiamo con il «gender». Le religioni vivono se comprendono il futuro

Ci risiamo con il «gender». Le religioni vivono se comprendono il futuro

[ 1 ] 10 aprile 2015 |

di Giancarla Codrignani
Per piacere, qualcuno dovrebbe informare papa Francesco e la Segreteria della Cei che perfino alla Banca mondiale esiste un Gender Action Plan, in cui la «Gender equality» viene definita «smart economics». Per non parlare dei PhD in «Women’s and Gender Studies» o dell’Erasmus Mundus che si occupa degli stessi Women’s and Gender Studies in cooperazione con sette università europee – tra le altre l’Università di Bologna – e altre nord e sud-americane.
Perfino l’Associazione italiana di Psicologia chiede che si promuova una cultura che favorisce la relazione e la nonviolenza. Dico questo perché, mentre dire «spuzza» crea un neologismo di buona efficacia mediatica, la manifestazione di ostilità nei confronti del gender mostra un mancato aggiornamento su una materia che la Chiesa cattolica può contestare solo se ne conosce la filosofia e le scuole. Perché il gender riguarda in primo luogo il genere femminile; potrebbe valere anche per il maschile se l’uomo si accorgesse di essere un «genere». Il termine ordinariamente tutti lo hanno incontrato alle elementari, dove la morfologia della lingua ha un gran bisogno di imparare il gender perché si impara che «maestro» fa regolarmente «maestra», mentre «ministro» rivolto a una donna con la desinenza in -o non è ancora errore blu.

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Diritti

Per un 2015 sempre insieme a Confronti

Per un 2015 sempre insieme a Confronti

[ 0 ] 29 marzo 2015 |

Care abbonate, cari abbonati,
vi ricordiamo di rinnovare l’abbonamento anche per il 2015: sono sempre 50 euro, nonostante le difficoltà non abbiamo voluto aumentare la tariffa neanche quest’anno, proprio perché sappiamo che anche per i nostri lettori sono tempi di crisi. A chi ne ha la possibilità, però, chiediamo uno sforzo supplementare: con 80 euro potete sottoscrivere un abbonamento «sostenitore», che ci garantirà di sopravvivere senza problemi economici e vi darà diritto a ricevere – oltre ad un libro in omaggio a scelta tra «Figlie di Agar» di Letizia Tomassone, «Cronache di Gerusalemme» di Guy Delisle e «Fratelli e sorelle di Jerry Masslo» a cura di P.Naso, A.Passarelli e T.Pispisa – anche il Dossier «Minareti e dialogo», appena uscito, con interventi di Claudio Paravati, Mostafa El Ayoubi, Maria Bombardieri, Stefano Allievi, Massimo Introvigne, Vannino Chiti, Giuseppe La Torre, AbdAllah Massimo Cozzolino, Franco Grassi Orsini, Letizia Tomassone, Marisa Iannucci, Adriana Valerio, Cristiano Bettega, Muhammad Hassan, Izzeddin Elzir, Abdellah Redouane, Alessandra Trotta, Yahya Pallavicini, Marianita Montresor. Le foto del dossier sono di Andrea Sabbadini.
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