Editoriali

Stefano Fassina: «Il decreto sul lavoro aumenta la precarietà»

Stefano Fassina: «Il decreto sul lavoro aumenta la precarietà»

[ 0 ] 25 marzo 2014 |

di Stefano Fassina, deputato Pd – La politica economica dell’Unione europea e di ogni Stato dell’Unione deve avere come stella polare il lavoro. Il lavoro non può essere più il sotto-prodotto eventuale delle politiche di bilancio. Il problema del lavoro è essenzialmente un problema macro-economico. Poi, di politiche industriali, di contesto produttivo, di modello di impresa e di investimenti in innovazione di processo e di prodotto. Nella fase storica in corso, è anche un problema di redistribuzione dei tempi di lavoro. Il costo del lavoro, le regole del mercato del lavoro e le forme contrattuali possono essere, con soluzioni adeguate, soltanto un complemento. Il Decreto varato dal governo Renzi va cambiato in Parlamento. Nella versione presentata, è l’ennesimo intervento di svalutazione del lavoro, data l’impraticabile svalutazione della moneta, per tentare una impossibile competizione di costo all’inseguimento delle esportazioni.

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Fedi

Una nuova voce nell’ebraismo romano

Una nuova voce nell’ebraismo romano

[ 0 ] 24 marzo 2014 |

di Daniela Mazzarella – Nasce a Roma una comunità «progressive» che intende porsi come alternativa ma non in conflitto con la comunità ortodossa storica romana. Secondo i membri di Beth Hillel – questo il nome della nuova comunità – un approccio pluralistico all’ebraismo può aiutare tutte le anime ebraiche ad affermarsi con serenità. Abbiamo intervistato Daniela Gean, uno dei membri fondatori della comunità riformata, e Federico D’Agostino, uno dei protagonisti del gruppo di preghiera che ha preceduto la nascita di Beth Hillel.
L’umorismo ebraico ha fama mondiale e la comunità Beth Hillel sembra esserne ricca, con la sua sede in via dei Salumi e il suo rabbino che di cognome fa Di Gesù. Ma invece la nascita di questa nuova realtà rappresenta un evento molto serio e importante per l’ebraismo italiano. Beth Hillel è infatti la prima comunità «progressive» della capitale e il 1° marzo 2014 – 29 Adar 5774 si è presentata al pubblico con una giornata di preghiera, di approfondimento e di festa. La sua storia ha origine qualche anno fa parallelamente a un crescente disagio di chi si ritrovava sempre meno nelle tesi di fondo della comunità ortodossa romana.

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Politica

Chi spianò la strada a Matteo piè veloce

Chi spianò la strada a Matteo piè veloce

[ 1 ] 25 marzo 2014 |

di Corradino Mineo, senatore del Pd – Il problema di Renzi non è Renzi, sono gli altri. Si è affermato, come politico puro, grazie alla debordante volontà di potenza e dopo che i maestri della politica, i professionisti presunti di quel mestiere, uno dopo l’altro s’erano gettati giù dalla torre. Il «rottamatore» ha dato solo l’ultima spintarella. Molto di più hanno fatto Beppe Grillo, sputtanando l’opposizione inconcludente al ventennio di Berlusconi, e Giorgio Napolitano prima ricorrendo al governo dei tecnici e mostrando con che povera creta fosse impastata la «riserva della Repubblica», poi ostinandosi a proporre un governo costituente con Berlusconi, sovrapponendo alla palude le «larghe intese della Casta».
Così è arrivato sul proscenio il piè veloce, non scordiamolo. Ma cosa c’è dietro Renzi: il nulla sotto vuoto spinto, come pretende Maurizio Crozza? Vediamo. Ha accompagnato il Pd dentro il socialismo europeo ma sarebbe dura definirlo socialista. Né democristiano: gli manca il pensiero lungo di Moro, il senso dello Stato di Scalfaro, quello della mediazione di Prodi. La sera in cui vinse le primarie, Renzi chiamò l’Italia «la bella addormentata». Bella, per natura e cultura, ma dormiente, incapace di scuotersi dal torpore, e di scrollarsi di dosso le piattole che la tormentano.

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Mondo

Medio Oriente: arena geopolitica

Medio Oriente: arena geopolitica

[ 0 ] 25 marzo 2014 |

di Mostafa El Ayoubi – Il Medio Oriente è una delle arene geopolitiche dove Usa e Russia si combattono per difendere o estendere ognuno i propri interessi. Anche l’attuale crisi ucraina contribuirà a complicare la situazione in questa martoriata regione del mondo.
L’attuale grave crisi diplomatica tra Washington e Mosca scoppiata intorno alla questione ucraina avrà delle conseguenze dirette sulla situazione geopolitica nel Medio Oriente. In particolare questo scontro si rifletterà sulla guerra in Siria, sul nucleare dell’Iran e anche sul conflitto israelo-palestinese. Quando tre anni fa è scoppiata la ribellione armata in Siria, gli Usa/Nato avevano calcolato che nel giro di pochi mesi al Assad sarebbe caduto, come è avvenuto per Gheddafi in Libia. Ma la reazione della Russia (e della sua alleata Cina) ha scombinato tali calcoli. Diversamente da quanto ha fatto nel caso della Libia, il Cremlino si è opposto fermamente all’intervento militare in Siria. La mossa di Mosca è stata ovviamente dettata dai suoi interessi geopolitici nel Medio Oriente. La destabilizzazione della Siria – messa in atto dal governo americano e dai suoi alleati – aveva come obiettivo togliere di mezzo al Assad e sostituirlo con un governante alleato ed estendere quindi la sua totale egemonia sull’intero Medio Oriente. Questa operazione avrebbe ridotto a zero l’influenza della Russia nella regione. Occorre ricordare che l’unica base militare russa che le consente di essere presente nel Mar Mediterraneo si trova a Tartus, in Siria.

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Società

«Il Partito deve essere strumento della società». Intervista a Fabrizio Barca

«Il Partito deve essere strumento della società». Intervista a Fabrizio Barca

[ 0 ] 5 marzo 2014 |

Intervista di Giuliano Ligabue a Fabrizio Barca – Dopo la pubblicazione del suo documento «Il partito nuovo per un buon governo» e il successivo giro per l’Italia, l’ex ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, è partito per un nuovo «viaggio politico», con lo scopo di «spronare, affiancare, facilitare il dialogo» e «sperimentare nei fatti una nuova idea di partito».

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Cultura

«Guida alla Roma ribelle»

«Guida alla Roma ribelle»

[ 0 ] 14 marzo 2014 |

recensione a cura di Rocco Luigi Mangiavillano – Attraverso questa guida, gli autori non solo disegnano un percorso della memoria, dove si incontrano le mille storie di resistenza e le lotte contro i poteri che li hanno oppressi: da Menenio Agrippa, che ottenne l’istituzione dei Tribuni della plebe, passando per l’inquisizione, alla Repubblica romana contro i poteri papalini, dalla Resistenza per liberare Roma e l’Italia dal nazifascismo, ai movimenti studenteschi e alle lotte per la casa e l’occupazione dei luoghi abbandonati dove fare cultura e restituirli, quindi, rinnovati al quartiere e al territorio a simbolo di una conquista che tutti include e richiama a prendersene cura. L’operazione degli autori produce qualcosa di più: dà vita ad una scrittura collettiva.

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Laicità

La secolarizzazione c’è ma non si vede (in tv)

La secolarizzazione c’è ma non si vede (in tv)

[ 1 ] 24 marzo 2014 |

di Claudia Lopedote – Nonostante l’intervento costante del Vaticano nei diversi settori della società italiana, da tutti gli indicatori principali – battesimi, matrimoni civili e religiosi, divorzi, figli naturali e legittimi – emerge un quadro del modello di famiglia sempre più distante dalle indicazioni e dai precetti della Chiesa cattolica.
Anche quest’anno sono arrivati i dati del Rapporto, il IX, sulla secolarizzazione in Italia, a cura della Fondazione Critica liberale e di Cgil nazionale Nuovi diritti. Un Osservatorio che, in nove anni di attività, è giunto a coprire ventuno anni di analisi (1991-2011). Contestualmente, la Fondazione Critica liberale ha pubblicato, grazie al contributo della Tavola valdese, la terza edizione della rilevazione sui palinsesti della televisione italiana dedicati alle confessioni religiose e la quarta incentrata sui telegiornali. I dati elaborati sono ricavati da indicatori costruiti e resi disponibili da produttori di statistiche ufficiali: Istat, Cei, Annuario statistico della Chiesa cattolica, Ministero della Salute etc. Con il grande vantaggio di disporre di dati riferiti all’intera popolazione oggetto di rilevazione per ciascuna dimensione di analisi.

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Diritti

Le quote non bastano, ma aiuterebbero

Le quote non bastano, ma aiuterebbero

[ 0 ] 12 marzo 2014 |

di Anna Maria Marlia – La discussione avvenuta in questi giorni alla Camera è stata utile, perché ha messo in piena luce un atteggiamento ostile, motivato dal timore di parte degli uomini di perdere i propri vantaggi, e da un persistente rifiuto di riconoscere una sostanziale parità di genere tra donne e uomini.
Non pensiamo che si possa costruire una coscienza di genere semplicemente sostenendo la pari presenza numerica nelle liste elettorali. Tuttavia la presenza di un alto numero di donne in Parlamento viene a indicare il riconoscimento di una crescita civile, di responsabilità, di esperienza da parte delle donne; di una loro specifica capacità di proporre cambiamenti e innovazioni relative alla vita della donne, al miglioramento delle condizioni di vita in ambito lavorativo e sociale in genere.

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